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Crac Carife, bloccata la perizia dalle contestazioni delle difese

I legali dei 32 ex amministratori si oppongono alla consulenza tecnica d’ufficio. Il giudice si riserva, l’1 ottobre deciderà il via o lo stop al riconteggio delle perdite

FERRARA. La perizia non s’ha da fare, almeno al momento. Anche se ieri pomeriggio il perito Piero Aicardi, uno dei tecnici commercialisti più esperti di Bologna, ha giurato davanti al giudice dopo la sua nomina per eseguire la perizia che dovrebbe chiudere finalmente la causa civile legata al crac Carife che da sei anni rimbalza negli uffici del tribunale delle imprese. La perizia non s’ha da fare, dicevamo, perché davanti al presidente del tribunale Fabio Florini, i legali dei 32 accusati-convenuti tra ex amministratori, dirigenti e membri cda di Carife, tra gli anni 2007 e 2013, si sono presentati molto agguerriti, contestando punto per punto la decisione di eseguire la superperizia.

GIUDICE IN RISERVA

E hanno bombardato il giudice di contestazioni, tanto che il giudice si è riservato di decidere se dare il via alla perizia o stopparla, come chiesto dai legali degli ex amministratori Carife. Che in questi giorni dovranno depositare memorie a favore delle loro tesi, poi i legali di Nuova Carife (attore della causa con richiesta danni per 800 milioni di euro) dovranno controbattere, e il 1 ottobre, il giudice Florini scioglierà la riserva. Sul riconteggio dei danni causati dalla malagestione che ha prodotto un buco con tanti zeri: danni addebitati a chi si è succeduto dal 2007 al 2013 alla guida – o per dirla oggi, alla sbandata – di Carife. Soldi conteggiati dai legali di Nuova Carife in un danno di 783, 8 milioni di euro. Usciti dalle casse della Cassa e mai più rientrati, perché affidati a gruppi poi falliti o in operazioni e società in dissesto.

Vediamolo in dettaglio il contro di Nuova Carife partendo dal buco del Gruppo Siano, sempre davanti a tutto: prestiti mai rientrati per 154. 5 milioni di euro, non recuperabili, frutto dei finanziamenti alle operazioni immobiliari nel Milanese. Altro buco, anzi voragine, quello di Commercio Finanza di Napoli, 269, 2 milioni di euro. E ancora, perdite su crediti, totali in diverse operazioni, per 119, 2 milioni: nel dettaglio Acqua Marcia Turismo spa, 32, 5 milioni; Società Acqua Pia Marcia altri 20, 1 milioni; Amp Films and Packaging, 33. 3 milioni; Deiulemar Shipping, 33, 3 milioni, portando al totale di 119, 2 dell’inizio elenco.

IMMAGINE DA RIPAGARE

Altra voce conteggiata negli ultimi tempi da Nuova Carife, riguarda i danni di immagine, che si traducono, in poche parole, in mancati investimenti ed entrate, perdite di chance, perché la banca non è stata più credibile sul mercato che tocca quota 239,7 milioni: «Un danno conseguente alla negligente gestione dei crediti – scrivono i legali di Nuova Carife nei loro atti – che ha portato al commissariamento della banca; danno collegato alla perdita di reputazione connessa alla procedura in amministrazione straordinaria». Ossia, nessuno dopo il 2013 ha voluto scommettere e fare affari con Carife. Le colpe? Da cercare tra chi ha guidato, e poi fatto sbandare nel baratro la Carife.

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