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«Mio zio Denis è stato ucciso. Ora finalmente possiamo dirlo»

Parla il nipote che ha il suo nome: mia mamma e mio nonno esempi di vita. La giustizia “sana” esiste

Caso Bergamini, parla il nipote: "Mio zio Denis è stato ucciso, ora possiamo dirlo"

BOCCALEONE. «Per la prima volta da quando sono nato posso liberamente usare la parola omicidio. Perché adesso tutti sanno quello che noi sosteniamo da tempo: mio zio è stato ucciso, non si è suicidato. Ho 31 anni, io e mio fratello Andrea siamo venuti al mondo quando lui ha perso la vita». Nello studio dell’avvocato Fabio Anselmo, Denis Dalle Vacche, figlio di Donata Bergamini, mettendo da parte documenti e tecnicismi, racconta le emozioni di una famiglia segnata dal dolore più grande, cui si è aggiunto quello «di una giustizia che fino a qualche anno fa non c’è mai stata».

La lotta

La svolta nel 2016, quando «l’avvocato Anselmo ha fatto quello che nessun altro fino a quel momento aveva osato: si è messo dalla nostra parte, ha creduto alle parole di mia mamma e di mio nonno e io non so sinceramente chi altri si sarebbe mai accollato una cosa così».

Denis Bergamini, è stato trovato morto sulla statale 106, vicino al Castello di Roseto Capo Spulico, il 18 novembre 1989. E dopo più di tre decenni l’ex fidanzata Isabella Internò è stata mandata a processo con l’accusa di omicidio. La prima udienza del processo è stata fissata per il 25 ottobre prossimo. L’ex fidanzata della vittima è accusata di concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione e dai motivi futili. Denis era di Boccaleone, quando è morto aveva solo 27 anni, giocava in serie B con il Cosenza e fino alla riapertura delle indagini le inchieste avevano portato alla stessa conclusione: suicidio. «Nessuno nella mia famiglia ci ha mai creduto – va avanti il nipote –. Mio nonno rifiutò il risarcimento da un miliardo di lire, io e miei fratelli siamo cresciuti nella convinzione che la verità non ha prezzo e che la giustizia esiste». Non nasconde la commozione, Denis Dalle Vacche. «Mi dispiace solo che mia mamma non ci sia, che non riesca a vivere questi giorni così intensi e importanti per lei. Si riprenderà, ma per il momento deve pensare alla sua salute».

Verso la verità

Una donna che ha lottato tanto, contro tutto e tutti, «io e i miei fratelli Alice e Andrea siamo e saremo presenti in aula, a turno, per tutto il tempo che sarà necessario. Quando lo zio è stato ucciso noi gemelli non eravamo ancora nati, siamo arrivati poco dopo. Ogni giorno della nostra vita è stato segnato da questa storia assurda, che si sarebbe potuta chiudere 32 anni fa perché era già tutto chiaro, era già tutto scritto».

Accanto a lui, l’avvocata Alessandra Pisa che con Anselmo si occupa del caso. L’ex fidanzata di Bergamini è oggi accusata di omicidio. Indagato anche il marito di Isabella Internò, Luciano Conte, poliziotto. «Ci ha creduto il nonno e la mamma. Ci hanno creduto l’avvocato Anselmo e l’avvocata Pisa. Ci crediamo noi tre fratelli: quella che sembrava una missione impossibile sta pian piano arrivando a un traguardo. Grazie alla scienza, grazie ai professionisti ma soprattutto grazie alla tenacia di nostra madre, esempio di vita».

Annarita Bova

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