Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara, restano i sigilli allo stadio Mazza. Respinto il ricorso contro il sequestro

I giudici: indagati non legittimati a chiedere la “restituzione” di curva Est e tribuna Nord, spetta a Comune o Spal

FERRARA. La tribuna Nord e la curva Est dello stadio Mazza restano sotto sequestro. Il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso contro il provvedimento che era stato presentato da quattro dei nove indagati dell’inchiesta sull’ampliamento dell’impianto sportivo: il costruttore Giuseppe Tassi, il progettista Lorenzo Travagli e i collaudatori Alessio Colombi e Fabrizio Chiogna. Nessuno di loro, osservano i giudici nel motivare la loro decisione, aveva in realtà i titoli per poter richiedere il dissequestro dello stadio, poiché «non possono vantare il diritto alla restituzione degli impianti sottoposti a sequestro, di proprietà comunale e dati in concessione alla società Spal». E non avendo «alcun concreto interesse» alla restituzione, «non sono legittimati a impugnare il provvedimento di sequestro preventivo di beni di proprietà altrui». A poterlo fare, semmai, sarebbero il Comune di Ferrara o la Spal.

Tutto questo, per la società biancazzurra e i suoi tifosi, si traduce nella prospettiva di una lunga attesa prima di poter riavere lo stadio nella sua piena disponibilità (attualmente tra sigilli e norme Covid può accogliere 4mila spettatori a fronte di oltre 16mila posti).


Il sequestro preventivo, eseguito il 18 agosto dalla Finanza su disposizione della magistratura, è infatti condizionato dalla richiesta di interventi correttivi per ripristinarne la piena sicurezza, secondo le conclusioni del consulente tecnico della procura, l’ingegner Carlo Pellegrino. Consulente che, dopo il primo “cartellino giallo” dell’estate 2019, aveva sottolineato la necessità di ulteriori interventi per riportare la struttura al grado di sicurezza previsto dalle Norme tecniche per le costruzioni. A distanza di due anni però, ha ravvisato il tecnico, gli interventi compiuti non sono stati adeguati, e da qui il nuovo provvedimento di sequestro disposto dalla magistratura, ordinando lavori per 600mila euro. Interventi che peraltro la società, nella persona del presidente Joe Tacopina, si è detta disposta a compiere.

Nel bocciare la richiesta, i giudici del Riesame rimarcano che il decreto di sequestro del Gip, fornisce «un coerente quadro in ordine alla condotta contestata» agli indagati, «consistita in una variegata serie di anomalie e difformità tecniche», riscontrate dal professor Pellegrino. Difformità evidenziate «nell’ambito del contratto di appalto stipulato tra la Spal e la Tassi Group» per ampliare lo stadio dopo la promozione della squadra in serie A.

Ma i ricorrenti non si arrendono, come spiegano gli avvocati Bellitti e Bova: «Faremo ricorso in Cassazione – annuncia Bellitti – Il ricorso è stato respinto per una questione di legittimità, non nel merito. Andremo avanti. Peccato che la Spal non abbia impugnato il provvedimento di sequestro». «La società aveva il diritto, ma anche il dovere nei confronti dei tifosi, di presentare ricorso, e anche il Comune sarebbe legittimato a farlo – aggiunge l’avvocato Bova – Nel ricorrere in Cassazione sosterremo che anche gli indagati hanno interesse a chiedere di togliere i sigilli, per poter dimostrare l’infondatezza dei presupposti che hanno determinato il decreto di sequestro».

Alessandra Mura

© RIPRODUZIONE RISERVATA