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Ferrara, stuprava la moglie e fuggì dopo la condanna. Preso alla Malpensa

L’uomo ha commesso l’errore di tornare in Italia dopo che la sentenza era già diventata definitiva. Deve scontare 10 anni e 8 mesi

FERRARA. Il marito-padrone, condannato in via definitiva per violenze sessuali aggravate, maltrattamenti e tanto altro sulla moglie che aveva sposato bambina e dalla quale ha avuto tre figlie, è finito in carcere. È successo solo perché l’uomo ha commesso l’errore di rientrare in Italia dopo che appunto il tribunale di Ferrara aveva emesso un’ordinanza applicativa per la pena inflittagli nel febbraio scorso, a 10 anni e 8 mesi.

L’uomo è stato arrestato ieri sera dalla Polizia di frontiera di Malpensa, all’interno dello scalo internazionale, appena sbarcato da un volo proveniente da Abu Dhabi: i controlli doganali hanno rivelato il mandato di arresto a suo carico. La condanna è diventata definitiva perché l’uomo aveva detto al suo legale, Filippo Sabbatani, di non presentare ricorso in appello contro il giudizio di primo grado, e poi di lui si erano perse le tracce.


Le cronache del processo sono eloquenti di quanto succedeva in quella famiglia. Nei primi atti giudiziari l’uomo aveva confessato al gip, incredulo di fronte alle sue parole: «Non sapevo esistesse il reato di violenza sessuale su mia moglie, lei è mia roba. Noi per la nostra religione possiamo tutto sulla donna anche contro il suo volere». L’uomo ha poi smentito tutto in aula (Tassoni, Migliorelli e Martinelli i giudici), sostenendo fosse sbagliata la traduzione. I giudici gli avevano fatto presente che era tutto registrato, che il traduttore dell’udienza aveva confermato quelle sue parole. Di fronte a tutto questo, il pm Fabrizio Valloni aveva chiesto una condanna a 8 anni di carcere. I giudici sono andati oltre: 10 anni e 8 mesi e in più, alla fine della pena altri tre anni di misura di sicurezza nei suoi confronti, perché pericoloso, obbligato a render conto di tutti i suoi spostamenti a carabinieri e polizia.

Finisce così una vicenda venuta alla luce grazie al coraggio e alla forza di una donna di riscattare quasi 8 anni di violenze e maltrattamenti in cui il marito l’ha picchiata e poi stuprata, anche davanti ai figli piccoli. Un riscatto possibile grazie alla applicazione del Codice rosso, la nuova legge contro le violenze di genere che ha attivato gli inquirenti (carabinieri e polizia municipale del luogo in cui abitavano in provincia) e poi il Centro donne e giustizia che l’ha tutelata e protetta. Il tutto nato da un matrimonio combinato all’età di 11 anni, con maltrattamenti in famiglia, stalking e violenza sessuale.

Un episodio per tutti: incinta dell’ultima figlia, la moglie venne stuprata dal marito fuori casa, in un luogo vicino alla fermata del bus dove era scesa dopo essere andata a trovar lavoro che lui non voleva cercasse. Dopo lo stupro la donna svenne, si recò da sola in ospedale, senza svelare nulla. Tornò a casa dal padre, che l’ha difesa e creduta contro gli altri familiari e denunciò tutto, facendo emergere la vicenda.

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