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Ferrara, il dato: «Più gravi i ricoverati non vaccinati»

Alberto Papi (Pneumologia) fa il punto sui pazienti in area Covid. In Terapia intensiva al S. Anna solo non immunizzati

FERRARA. La frenata della pandemia ha prodotto diversi effetti nelle ultime settimane: in particolare un calo progressivo e rilevante di contagi e ricoveri, mentre il numero dei decessi non si è ancora stabilizzato. A sua volta, la discesa degli ingressi nelle aree Covid degli ospedali ha consentito di recuperare per l’attività ordinaria una dozzina di letti di Medicina «che in questi giorni ci hanno permesso di rispondere meglio alle necessità di ricovero per i pazienti non Covid», spiega il professor Alberto Papi, direttore della Pneumologia del Sant’Anna. Nonostante questa riduzione di letti il numero dei posti occupati a Cona da pazienti positivi ha continuato a scendere e ora si colloca intorno alle 25 unità (su 49), con un paziente in età pediatrica.

In ospedale entrano soprattutto contagiati non vaccinati. In Terapia intensiva, dove vengono assistiti gli ammalati più gravi, «i 4 pazienti presenti non hanno assunto il vaccino – precisa Papi – mentre in Pneumologia il conteggio è diviso più o meno a metà ma le conseguenze più severe dell’infezione si presentano nei pazienti non ancora vaccinati». Anche in Malattie infettive, dove una ventina di posti sono riservati ai Covid positivi (attualmente sono liberi una decina di letti) il numero dei ricoverati non immunizzati è superiore a chi si è sottoposto alla vaccinazione completa, confermano dal reparto. Tra i non vaccinati la fascia anagrafica è più ampia: il paziente più giovane in Pneumologia è una donna di 26 anni. «Oggi possiamo dire – prosegue Papi – che il vaccino ha agito, abbassando le soglie, sia sul numero dei ricoveri sia sulla gravità della malattia. Chi non si vaccina sottovaluta la pandemia». In Pneumologia entrano pazienti con problemi respiratori importanti: richiedono ossigeno e ventilazione.


Nella fase iniziale della sintomatologia mostrano una certa efficacia gli anticorpi monoclonali (in alcune tipologie di pazienti) e un antivirale, il Remdesivir. «Stiamo migliorando la conoscenza dell’infezione – conclude Papi – oggi in effetti riusciamo ad intervenire in modo più efficace. La riduzione dei ricoveri, inoltre, potrà far riaprire a breve il secondo ambulatorio pneumo sui tre disponibili per contribuire a ridurre le liste d’attesa».

Gi.Ca.

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