Il metano costa troppo Yara ferma l’ammoniaca

Oltre un mese di stop per l’impianto ferrarese, evitata la Cig per i 140 addetti Sindacati preoccupati: manca una strategia, il sito produce buone prestazioni

Il costo del metano esplode e la produzione di ammoniaca si ferma. Può sembrare un paradosso, ma è quanto succederà a Yara, la multinazionale norvegese dei fertilizzanti, che ha comunicato l’intenzione d’interrompere la produzione dell’impianto di Ferrara, dove lavorano 140 addetti, per un mese e oltre. Si dovrebbe trattare di una condizione temporanea, in attesa che il prezzo del metano (passato da 6 a 56 euro al Mwh nel giro di un anno) si raffreddi, ma i timori dei sindacati sono di due tipi: per il momento risulta che solo Ferrara, tra i siti europei della multinazionale, sia stata al momento fermata, e sullo sfondo ci potrebbe essere un piano per sostituire la produzione di ammoniaca con forniture provenienti dall’estero più convenienti, togliendo così in permanenza un pezzo della filiera produttiva. «Uno schema simile a quello già noto di Versalis e basato sulla chiusura del cracking di Marghera, per cui c’è bisogno di aprire un discorso complessivo sulla filiera» insiste Fausto Chiarioni (Filctem Cgil). E Vittorio Caleffi (Uiltec Uil) invoca «un ruolo di Eni, che ha certamente un peso nel mercato del metano, e controlla Versalis: un tavolo sul petrolchimico locale ha senso solo per evidenziare la posizione delle nostre istituzioni».

La comunicazione della direzione Yara ai sindacati risale al 30 settembre: «Il gruppo - la riassumono così i rappresentanti dei lavoratori - ha la necessità di ridurre in Europa il 40% della produzione di ammoniaca in quanto il costo del metano sta subendo notevoli aumenti, raggiugendo i massimi storici. Il differenziale tra il costo dell’ammoniaca e la vendita dei fertilizzanti nel continente sta comportando significative perdite economiche alla società, la quale ha dichiarato che con questi livelli di marginalità del tutto inaspettati verranno fermati gli impianti di Ferrara a partire dalla seconda metà del mese di ottobre per 4/6 settimane». Senza questa fermata, sostiene Yara, ci si troverebbe al momento della ripresa del mercato dei fertilizzanti, a primavera, con scorte di prodotto non competitivo con quello di concorrenti come Basf e Bayer, che starebbero pure procedendo a fermate impiantistiche per riprendere poi a prezzi del metano calmierati.


Durante la fermata i dipendenti saranno impiegati in un operazioni per la tenuta in sicurezza degli impianti, percorsi di formazione e alcune attività manutenzione evitando così la Cassa integrazione. Scelta commentata positivamente dai sindacati, i quali però si soffermano sulla «assenza di una vera strategia dell’impresa», visto che il sito ferrarese «lo scorso anno ha realizzato le migliori prestazioni industriali», con tanto d’investimenti che hanno prodotto «importanti ritorni economici, efficienza produttiva e sostenibilità ambientale». I rappresentanti dei lavoratori inquadrano poi questo ulteriore vicenda tra le decisioni che aumentano l’incertezza sul futuro del petrolchimico, assieme appunto a Versalis-cracking e alla vendita da parte di Eni di metà centrale turbogas.

Nei prossimi giorni saranno convocati i lavoratori Yara per un’assemblea nella quale verrà discussa la risposta da dare all’azienda.

S.C.

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