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Comacchio, volano gli stracci in consiglio: «Ho solo chiesto della Juve»

Intanto che Carli (Per Fare) parla, Calderoni (FdI) manda messaggi sulla partita. La consigliera lo riprende e il collega si arrabbia: «Volevo solo sdrammatizzare»

COMACCHIO. In laguna i riflettori sono puntati su piazza Roma, dove il terreno, tre giorni fa, grazie agli scavi archeologici in corso, ha restituito ossa umane, tibie, femori e altri frammenti riconducibili a sepolture. Attorno alle indagini archeologiche ritiene di dover fare chiarezza l’assessore alla cultura e al turismo Emanuele Mari.

«Le attività in corso in piazza Roma – puntualizza Mari –, non riguardano il complesso architettonico di Sant’Agostino, bensì fanno parte del progetto transfrontaliero Value e vedono coinvolti la Soprintendenza e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Non si tratta quindi di un lavoro – prosegue Mari –, per realizzare un’opera pubblica, ma di uno scavo di ricerca, finanziato dal programma comunitario Interreg Italia-Croazia». «Le indagini – conclude l’assessore alla cultura –, seguono quelle effettuate nel sito archeologico di Santa Maria in Padovetere e dureranno circa 10 giorni».


Attorno allo scavo è inevitabilmente accresciuta la curiosità di residenti e passanti che non hanno esitato ad avvicinarsi, per verificare personalmente quali scoperte fossero state portate alla luce, ma anche per scattare foto. «Solo questa mattina –fanno notare alcuni residenti – l’area dello scavo dove è apparsa la gru tre giorni fa, è stata protetta con transenne, ma nessuno sapeva che ci fosse un cantiere lì dentro, perché non c’è la cartellonistica che si trova in tutti i cantieri. Avevamo notato su due lati solo del nastro bicolore. In più sono stati portati due bagni chimici e questo fa pensare che lo scavo possa protrarsi a lungo». C’è anche chi osserva che per una notte intera i reperti umani portati alla luce siano rimasti esposti agli agenti atmosferici, oltre alle incursioni di tombaroli del nuovo millennio.

«Non abbiamo visto guardiani, né tantomeno telecamere – proseguono i residenti – e per noi è stato del tutto naturale chiederci cosa fosse stato scavato, andando a vedere di persona. Speriamo che almeno questi reperti restino a Comacchio e non prendano la direzione di Ferrara, come è avvenuto con le migliaia di oggetti rinvenuti, nel secolo scorso, nella necropoli di Spina».

Katia Romagnoli

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