Contenuto riservato agli abbonati

Ferrara, obbligo Green pass pure nei campi. «Rischio fuga lavoratori stranieri»

Allarme Confagricoltura: addetti dell’Est rifiutano vaccino e tamponi. Aziende a corto di braccianti per mele e potature

FERRARA. Anche se la grande maggioranza delle lavorazioni agricole è all’aperto, pure per i lavoratori del settore primario il 15 ottobre scatta l’obbligo di Green pass. «Ci siamo informati al ministero, non esistono deroghe e quindi le imprese dovranno adeguarsi» allarga le braccia Paolo Cavalcoli, direttore Confagricoltura. Ed è proprio tra frutteti e serre, soprattutto del Basso Ferrarese, che rischia di concretizzarsi lo spauracchio del mondo aziendale in questo delicato passaggio pandemico: il rifiuto di quote consistenti di lavoratori a immunizzarsi.

«Il Green pass è fondamentale per riprendere le attività, ma non possiamo negare che c’è un grande problema, legato in particolare alla manodopera rumena, polacca e in generale dell’Est - dice Paolo Bruni, imprenditore ortofrutticolo e presidente Cso - Eravamo già sotto organico l’anno scorso, la manodopera locale che aveva colmato qualche deficit è probabilmente tornata ai precedenti lavori (nel mondo della ristorazione, prevalentemente, ndr) e quindi c’è il rischio che qualche azienda debba rinunciare a delle lavorazioni». In ballo c’è la campagna di raccolta delle mele tardive, molto importante per il Ferrarese, e dei kiwi, oltre alle potature e alla preparazione dei campi per l’anno prossimo.

In Confagricoltura sono arrivate segnalazioni preoccupate soprattutto di grosse aziende, come Mazzoni Group, che cominciano a registrare segnali d’indisponibilità non solo a vaccinarsi, ma anche al tampone ogni due giorni da parte di fette non trascurabili di manodopera. «Il rischio è che molti lavoratori soprattutto rumeni decidano di rientrare in patria - spiega Cavalcoli - Le piccole realtà potranno far fronte più facilmente a queste defezioni, ma se dovessero mancare decine di addetti alla raccolta nelle grandi aziende le difficoltà sarebbero più serie». Gli italiani, come detto, non sembrano in grado di colmare questo deficit di offerta, e quindi la parte conclusiva della stagione si preannuncia complicato.

Non solo le raccolte a pieno campo, anche i servizi agricoli sono messi in apprensione dall’avvicinarsi della scadenza del 15 ottobre. «In Coldiretti abbiamo una novantina di dipendenti, non escludo che ci sia qualcuno intenzionato a non vaccinarsi - dice il direttore Alessandro Visotti, che sottolinea di essere vaccinato - Li dovrei mettere a casa senza stipendio? Dovremmo pagare i tamponi a questi lavoratori, con l’incognita della reazione dei colleghi? Non sappiamo tra l’altro di quali numeri e costi stiamo parlando. Mi auguro che tutti si sia nelle condizioni di poter continuare a lavorare con il Green pass da vaccino o tampone». Le aziende sotto i 15 dipendenti sono poi autorizzate a sostituire i dipendenti collocati in sospensione.

Stefano Ciervo

© RIPRODUZIONE RISERVATA