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Medico ferrarese diffamò Ilaria Cucchi: condannato per un post su Facebook

Il tribunale chiamato a giudicare sui commenti pubblicati sui social. E adesso rischia anche il segretario del Sap, Paoloni  

FERRARA. Le scuse che rivolse a Ilaria Cucchi dopo esser stato denunciato non sono servite. Lo fece dopo averla offesa e diffamata su Facebook, dicendole «mitomane pronta a tutto», «la morte di suo fratello si è rivelata essere una gallina dalle uova d’ora d’oro per lei e la sua famiglia». E così, ieri è arrivata la sua condanna con la sentenza del giudice Andrea Migliorelli. Lui, Giuseppe Buraschi, medico condotto di Tamara di Copparo, ha dovuto incassare la condanna di 1.220 euro di multa (pecuniaria, seppur minima), più pena accessoria 10mila euro di provvisionale alla famiglia Cucchi, più altri 8.000 di spese legali.

DOPO IL COMMENTO


Buraschi fece quei commenti, finiti poi sotto la lente d’ingrandimento giudiziario, ad un articolo sulla Cucchi pubblicato sul profilo Facebook di Stefano Paoloni, segretario del sindacato Sap. Un articolo del Corriere della Sera che analizzava il fatto che Ilaria Cucchi nei tanti anni dopo la tragedia del fratello Stefano, in oltre dieci anni di inchieste e processi per avere verità e reclamare giustizia per la sua morte, aveva ricevuto minacce da tutti e per tutto. Un articolo dal titolo «Ilaria Cucchi ed i social, la mia vita sconvolta da minacce continue» che innescò reazioni senza controllo Facebook, una delle tante, quella di Buraschi, medico di Tamara.

ANCHE PAOLONI

Ma la vicenda non si ferma qui, perché dopo la denuncia per diffamazione contro Buraschi presentata dalla Cucchi, al medico venne offerta la solidarietà del sindacato Sap, tramite il suo dirigente Stefano Paoloni. Che ora rischia di essere coinvolto in questo caso.

Lo spiega in merito a questa circostanza il legale della famiglia Cucchi, Fabio Anselmo: «Per quanto riguarda la sentenza di condanna è ovvio che non finirà qui, chiederemo in sede civile i danni al medico, proprio perché quei commenti non sono arrivati da un cittadino qualsiasi ma da una persona con un alto livello sociale, sia professionale che culturale». Il fatto alla fine è stato riconosciuto come diffamazione, ma in un primo momento – lo ricordiamo – la procura (il procuratore capo Andrea Garau) aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo le frasi di Buraschi un mero diritto di critica. Tesi smentita prima dal gip che decise l’imputazione coatta e poi dal giudice ieri che ha condannato Buraschi per diffamazione.

PARLATO CON I FATTI

«Posso dire – chiude Anselmo – che noi abbiano parlato con i fatti, e alla fine due giudici hanno ritenuto non solo che queste parole non meritassero l’archiviazione, ma le associate a insulti e denigrazione: evidentemente avevamo ragione a opporci alle conclusioni della procura». E come dicevamo non finisce qui: «Sì, rammentiamo che dopo la nostra denuncia a Buraschi, gli venne espressa solidarietà dal segretario del Sap, Paoloni. Ora valuteremo, alla strega di tutto questo, se attivare una azione anche contro di lui»».

Daniele Predieri

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