Un polo fieristico a Comacchio «Generatore di occupazione»

L’assessore Bergonzi non ha dubbi: «Le fiere sono un punto nevralgico» Il Comune ha preso contatti con le società specializzate per un primo studio

comacchio. Nelle scorse settimane, il Comune di Comacchio ha intrapreso i primi contatti con società specializzate nel settore al fine di redigere una valutazione di pre-fattibilità per realizzare un polo fieristico sul territorio comunale. L’idea, spartita dall’assessore Luca Bergonzi ed esposta agli uffici comunali competenti, è finalizzata all’opportunità di creare nuovi posti di lavoro sul territorio. Gli obiettivi dello studio di pre-fattibilità sono: indagare sulle potenzialità delle aree possibili poste sul territorio, studiare il profilo socio-economico, verificare la sostenibilità economico-finanziaria in relazione anche ad accordi percorribili con altri poli fieristici italiani.

l’idea


L’intenzione, è bene ribadirlo, è quella di sviluppare sul territorio altre forme di lavoro e un polo fieristico genererebbe lavoro anche in relazione all’indotto ad esso collegato: alberghi b&b, ristoranti e attività di allestimento e manutenzioni.

«In perfetta coerenza con il programma elettorale, portiamo avanti lo studio di pre fattibilità relativo all’ipotesi di un polo fieristico su Comacchio – sottolinea Luca Bergonzi, assessore alle attività produttive e al commercio –. Auspico che lo studio possa produrre buone notizie, dati incoraggianti e concrete ipotesi di fattibilità. Il lavoro è generatore di sviluppo ed occupazione; fattori importanti, fondamentali nella storia e nelle vicende di un popolo».

Le fiere sono il punto nevralgico in cui tutto prende forma. Grandi incontri mercantili si sono tenuti fin da tempi remotissimi. «Durante l’impero romano le fiere erano festività durante le quali venivano sospese le attività lavorative e avevano spesso origine religiosa, al punto che in alcune città della Giudea e della Siria le autorità religiose ebraiche proibivano ai loro fedeli di parteciparvi in quanto contrarie ai precetti dell’ebraismo», dice ancora.

nella storia

Nel Medioevo molte fiere si trasformarono in mercati temporanei di importanza speciale per il commercio internazionale e a lunga distanza, dato che molti commercianti intraprendevano viaggi anche di giorni per raggiungere le località nelle quali erano sicuri di poter concludere affari di compravendita. L’esposizione universale consente ancora agli operatori economici di farsi un’idea dei bisogni del mercato, «comprendere fino a qual punto un prodotto può avere un mercato di larga scala e mettere a confronto prodotti ed economie molto distanti tra loro».

Le fiere, ancora, sono convegni abituali di venditori e compratori, d’importanza maggiore dei mercati (dai quali si distinguono per la loro maggior durata e per lo sviluppo che vi ha il commercio all’ingrosso).

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