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Green pass, incubo assenze. Il Comune non sostituirà

Dal 15 ottobre obbligo certificazioni per tutti, compresi consiglieri e assessori. Il dg Mazzatorta: non si può assumere e non sappiamo quanti staranno fuori

FERRARA. Il 15 ottobre è una data segnata in rosso sull’agenda del direttore generale del Comune, Sandro Mazzatorta. Il primo giorno di applicazione dell’obbligo di Green pass per tutti i dipendenti sarà infatti anche la prima occasione di capire se e in quale misura tra gli addetti ai vari servizi comunali vi sono dei “no pass”, che dovranno quindi essere esclusi seduta stante dall’attività lavorativa. «Ho letto che tra la Polizia di Stato c’è un 10% di non vaccinati, quindi ai vertici qualcuno ha a disposizione questo dato. Noi no – allarga le braccia il dg – non possiamo certo chiederlo ai diretti interessati, e non abbiamo altri canali. I sindacati ci hanno chiesto un incontro per le modalità dei controlli, per le quali attendiamo linee guida ufficiali, ma non abbiamo parlato dell’impatto della misura».

Il rischio di ritrovarsi alle 8 di mattina a dover rimpiazzare il lavoro, senza poter ricorrere ad alcuna risorsa esterna, di decine tra gli oltre mille dipendenti di Palazzo Municipale, chiaramente rappresenta un incubo per Mazzatorta, che non esclude ripercussioni sui servizi. E c’è altro: nella bozza di linee guida che circola negli ambienti della pubblica amministrazione, si legge che «tutti» i frequentatori di uffici pubblici, con la sola eccezione degli utenti dei servizi lì erogati (i cittadini che hanno bisogno in questo caso dell’Anagrafe o del Sue), dovranno presentare il Green pass per accedere ai locali. Sono inclusi, c’è scritto in maniera esplicita, «i visitatori e le autorità politiche o i componenti delle giunte e delle assemblee delle autonomie locali e regionali, che vi si rechi per lo svolgimento di un’attività propria o per conto del proprio datore di lavoro»: che tra questi ultimi vadano annoverati anche assessori e consiglieri comunali pare pacifico, bisogna vedere con quali limitazioni.

Mazzatorta prova a concentrarsi sul tema-dipendenti, che presenta di suo notevoli complicazioni. «A differenza delle aziende private, noi enti pubblici non potremo sostituire i lavoratori senza Green pass dopo cinque assenze ingiustificate, nemmeno al momento con lavoratori interinali, per attivare i quali in ogni caso ci vogliono procedure di due-tre mesi – è il suo ragionamento – Quindi la questione della continuità dei servizi potrebbe porsi in maniera molto seria, anche perché ci troveremo a dover rimpiazzare in pochi minuti gli eventuali assenti. Poi c’è la questione, non ancora chiarita, delle modalità dei controlli». Nelle linee guida si parla della possibilità d’integrare il Green pass nel badge da strisciare ad inizio giornata, il che risolverebbe ogni problema, ma «in realtà le aziende produttrici di quei software non sono disponibili, meglio non mescolare le due funzioni ci hanno detto». Mazzatorta si è visto “respingere” dalle linee guida anche l’idea di procedere con autocertificazioni, «il possesso del Green pass non è, a legislazione vigente, oggetto di autocertificazione». Consentire quote di lavoro agile per attenuare l’impatto delle assenza? Non se ne parla neanche, «in quanto elusivo del predetto obbligo».

Al momento sono tra l’altro in smart working ancora un 10% dei dipendenti comunali, ma sempre dal 15 ottobre dovranno rientrare tutti in ufficio, con poche e motivate eccezioni. Non resta quindi che il controllo manuale da parte dei dirigenti, «non disponiamo come le scuole di una piattaforma ministeriale dove controllare tutti i nominativi» dice il dg, seppure nella bozza di decreto si parli di una «piattaforma NoiPa dove sarà possibile usufruire di un nuovo servizio d’interrogazione. È poi prevista flessibilità in entrata e uscita per scaglionare i controlli.

Stefano Ciervo

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