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Morto “no vax”, si curava guardando internet. La procura indaga per omissione di soccorso

Aveva 68 anni, oggi primi atti dell’autopsia: in corso la perizia per valutare le terapie prescritte dal medico al telefono

FERRARA. La sua sorte era segnata da settimane: G. M. , 68 anni, ferrarese, non vaccinato convinto, è morto ieri mattina al Sant’Anna. Era il paziente “no vax” che si curava con la “telemedicina”, a casa con l’assistenza di un medico volontario di IppocrateOrg, per telefono o mail: il suo decesso è stato registrato nella prima mattinata di ieri nel reparto di terapia intensiva Covid del Sant’Anna dopo che i medici hanno fatto tutto e di più per tentare di tenerlo in vita (con relative spese sanitarie da capogiro, visto che la sua degenza è di oltre un mese).

Saturazione A 58


Era arrivato al Sant’Anna già in condizioni gravissime ai primi di settembre: con una saturazione – dicono gli atti e la segnalazione dello stesso ospedale – di un livello di ossigeno pari a 58, e si era convinto a chiamare i soccorsi solo su insistenza di una amica. Perché prima del ricovero si era curato da solo, a casa, con l’aiuto di un dottore volontario di IppocrateOrg (di Reggio Emilia): convinto “no vax”, convintissimo delle cure del suo medico a distanza, una volta al S. Anna aveva addirittura tentato di rifiutare le cure volendo firmare le sue dimissioni. I medici, al suo diritto di scegliere come curarsi, imposero il diritto-dovere di curarlo perché rischiava di morire: venne messo sotto casco d’ossigeno, poi intubato per bocca e quindi per gola. Per farlo ossigenare, per avere chance contro il Covid. Che nonostante tutti gli sforzi dei medici lo ha ucciso ieri mattina. Sul suo caso, la procura aveva aperto una indagine conoscitiva, su segnalazione del Sant’Anna, in cui criticava con dati oggettivi, quell’approccio terapeutico paventando una sorta di omissione di soccorso da parte del medico curante, che lo curava al telefono, a distanza e solo via messaggi Whatsapp e mail.

Adesso dopo la morte del paziente, la procura – titolare del caso è il pm Ciro Alberto Savino – ha disposto per oggi i primi atti dell’autopsia (anche se è la causa più che conclamata è il Covid) e adesso si indaga per omissione di soccorso con la formula “contro ignoti”.

Perizia autoptica che si aggiunge all’altra consulenza decisa dalla stessa procura, nei giorni scorsi affidata al medico legale padovano Giorgio Viel che ora dovrà allargare la sua consulenza anche sulle cause della morte del paziente. Il medico legale dovrà inoltre – come richiesto – dare spiegazioni al pm su una serie di atti già inseriti nel fascicolo giudiziario aperto: si tratta dei copiosi messaggi e mail che lo stesso paziente esibì e fornì a spiegazione della sua decisione di curarsi da solo e con la telemedicina d’assistenza di Ippocrate, con l’aiuto di quel medico che viene indicato con nome e cognome nella segnalazione del Sant’Anna. Ora il perito della procura dovrà approfondire i dettagli del rapporto medico-paziente: se i farmaci prescritti (dal cortisone ad antivermifughi) e le terapie indicate dal medico al telefono (o via mail) fossero corrette, alla luce del fatto che le terapie consigliate dalla piattaforma IppocrateOrg non vengono riconosciute dai nessun protocollo medici.

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