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Sfruttati e ricattati nella bonifica Eurovo, Cgil parte civile contro i nuovi “caporali”

Accusati sei dirigenti di quattro coop di Forlì e Verona: usavano operai in nero a Codigoro. Contestata truffa all’Asl per 2 milioni 

FERRARA. È il primo processo per caporalato a Ferrara, e da ieri mattina sono sotto accusa davanti al giudice Danilo Russo e al pm Andrea Maggioni sei dirigenti di coop di Forlì e Verona: imputati di avere, con violenza e ricatti, sfruttato 38 lavoratori, tutti stranieri, impiegati nella bonifica dell’azienda Eurovo di Codigoro quando nel 2017 scoppiò l’allarme aviaria presso l’allevamento avicolo ferrarese, uno dei più grandi d’Europa, che portò poi alla soppressione di quasi 800mila galline ovaiole e conseguente bonifica.

Accuse aggravate


E come se non bastassero le accuse, gravissime, emerse durante le indagini, ieri mattina il pm Maggioni ha integrato quelle accuse, vergando nei capi di imputazione le aggravanti previste dalle norme contro il caporalato per il numero delle persone sfruttate e soprattutto per le violazioni macroscopiche dei turni di lavoro, periodi di riposo giornaliero e nelle settimane, igiene sicurezza nei luoghi di lavoro. Minacce e violenze dei “caporali” contro gli operai, tutti stranieri e in nero, prospettando loro licenziamenti immediati e il non pagamento dei salari.

Viste queste nuove contestazioni aggravate, l’udienza preliminare (in cui si discute la richiesta di rinvio a giudizio della procura) è stata aggiornata al 27 gennaio prossimo. Quando le parti si confronteranno sulle accuse. E oltre ai legali dei difensori degli imputati, ci saranno anche i legali di parte civile della Cgil (Alberto Ronchi) e dell’Asl (Sabrina di Gianpiero), che rappresenteranno l’accusa privata. La Cgil per tutelare i lavoratori contro il caporalato, l’Asl contro la truffa contestata ai sei imputati di 2 milioni alle coop imputate, perché avrebbero fatato carte false, facendo la cresta a quanto l’Asl Ferrara aveva versato per un appalto di 5 milioni di euro. Al centro di tutto la Coop Bidente di Forlì che poi subappaltò i lavori alle altre tre coop. I sei indagati sono: Elisabetta Zani, Gimmi Ravaglia, Ido Bezzi, presidente, vicepresidente e direttore di cantiere della coop forlivese Bidente e i tre delle coop, due venete e una romagnola, quelle dei “caporali” che trovavano la manodopera a basso costo e in mero: Agritalia, Work Alliance, Veneto Service, gestite da tre cittadini marocchini, uno di questi fino ieri irreperibili e rintracciato dopo anni di indagini. Secondo quanto è stato ricostruito dall’inchiesta, i lavoratori partivano dal Veronese da dove venivano reclutati: in tutto in 380 si sono turnati nel lavoro alla bonifica della Eurovo a Codigoro, anche se alla fine c’è stata la selezione per le aggravanti per 38 di questi che lavoravano per pochi euro l’ora, 16 ore al giorno senza pausa, 85 ore a settimana e un riposo ogni 22 giorni.

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