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Green pass, le industrie chiedono tempo. Per la Fiom i non vaccinati sono il 20-30%

Zaina (Confindustria): disposto a pagare i tamponi ma tante incertezze. Nelle assemblee sindacali emerge l’area No vax

Confindustria chiede una settimana in più per appianare le asperità del Green pass, legate anche al fatto che «non è possibile conoscerne la durata, quindi come si fa con la programmazione di una lavorazione o una trasferta?», sottolinea il vicepresidente Emilia Centro, Gian Luigi Zaina. Così si potrà “pesare” meglio l’ipotesi di tamponi a pagamento per i lavoratori No vax, avanzata dai sindacati e sulla quale l’associazione degli industriali sembra orientata favorevolmente. L’incognita resta la dimensione di quest’area, che potrebbe essere molto ampia, «non abbiamo dati ma sulla base delle assemblee che stiamo svolgendo nelle grandi aziende, l’impressione è che si vada dal 20 al 30%, sia pure in calo dopo le ultime vaccinazioni» è la stima di Giovanni Verla, segretario Fiom.

Le aziende industriali stanno attendendo le specifiche sulle linee guida per il settore privato, sulla base di quanto già disponibile per gli enti pubblici, ma non nascondono la preoccupazione per quanto finora emerso. «La procedura è davvero complicata, per questo Confindustria nazionale e il nostro presidente Caiumi ha chiesto una settimana in più per applicarla - spiega Zaina - Dobbiamo verificare se ogni dipendente è coperto per quel giorno, ma non possiamo sapere per motivi di privacy fino a quando lo sarà. È difficile programmare molte attività, in queste condizioni. Ci sono poi dubbi sulla differenziazione di trattamento tra il senza pass controllato all’estero dell’azienda, che ha semplicemente respinto, e chi viene controllato già all’interno: in quest’ultimo caso dovremmo aggiungere la comunicazione d’infrazione al Prefetto».


Zaina si dice pronto «a pagare i tamponi nella mia azienda (il maglificio Dalla Rovere, ndr), realtà di grandi dimensioni non so però come potrebbero fare. Parliamo di tamponi molecolari, non mi sembra che la farmacie riescano a garantirli nel giro di un giorno». In Veneto, secondo le proiezioni di Confindustria, sono ancora 300mila i dipendenti da vaccinare, se le ipotesi della Fiom sono fondate il numero di tamponi da garantire risulterebbe sostanzialmente insostenibile. «Noi abbiamo avanzato la richiesta che siano le aziende a pagarli, i lavoratori ancora incerti sono molti e diversi di loro hanno deciso per la vaccinazione dopo l’uscita del decreto».

Stefano Ciervo

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