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Ferrara. Offese e minacce al runner: Naomo e altri 16 accusati

Sarà quasi un maxiprocesso per i messaggi dell’aprile 2020 durante il lockdown. I post su Facebook: «Sparategli, abbattetelo, randellate, investilo in macchina»

FERRARA. Sarà un maxiprocesso, uno strascico – antipatico ed è dir poco – del lockdown dell’aprile 2020, quando un runner, in città, continuava a correre nelle strade deserte della città, inseguito – anche in auto e con megafono – dal vicesindaco Nicola Lodi che voleva bloccarlo e farlo desistere dal continuare a correre, poiché non si poteva farlo per il rischio di contagio.

Il vicesindaco Lodi pubblicò i video su Facebook, e allora si aprirono le cataratte degli insulti su Facebook, al runner. Peccato che lui potesse correre, autorizzato per motivi di salute psicofisica a farlo, con tanto di certificati medici. E adesso, dopo la denuncia del runner e del suo avvocato, Pamela Palazzi, la procura ha deciso di chiudere l’indagine contro 17 persone per diffamazione aggravata: in primis, il vicesindaco Lodi e poi altri 16 “leoni da tastiera”. Per tutti loro anche il reato di minacce di cui debbono rispondere Davide Alberoni di Conselice; Annalisa Artosi di Ferrara; Giuliana Bighi di Ferrara; Claudio Bonsi di Ferrara; Giorgio Caleffi di Riva del Po; Chiara Campili di Bondeno; Graziella Cavallari di San Giuseppe di Comacchio; Ivan Mandreoli di Cento; Flavio Minganti di Bologna; Andrea Negri di Jolanda di Savoia; Gian Luca Panelli di Ferrara; Angela Po di Gavello; Anna Rita Tegazzini di Ferrara; Monica Tosi di Masi Torello; Mattia Turri di Lagosanto; Guerrino Vecchiatini di S. Giuseppe Comacchio. Le offese sono tutte vergate negli atti notificati ieri ai 17 indagati: tutti istigati dai messaggi e dai video del vicesindaco, che pubblicava sulla propria pagina Facebook con l’intestazione “Metodo Naomo” abbinata alla scritta “A calci in culo”.


E poi tutti dietro a scrivere e digitare la tastiera: 579 like, 887 commenti. La procura aveva identificato oltre 200 di questi autori, poi ha ritenuto vi fossero gli estremi, per la gravità delle offese, solo per i 17, compreso il vicesindaco. Offese del tipo “Basta tirargli due manganellate nelle ginocchia”; “Sparategli alle gambe”; “Sparagli alle gambe” (rivolto a Naomo)”; “Quando corre vicino al castello buttalo dentro il fossato”; “Che demente, lui è più furbo, sparate alle gambe così non esce più”; “Caro Nicola mettilo sotto con la macchina, vedrai che non lo scorderà; “Una bastonata poi vedrai come corre con il gesso”; “Abbattetelo”; “Sparagli come fanno in Cina”; “Dategli una randellata nei denti”.

Tra i tanti anche chi, pur non chiedendo scusa, ma coraggiosi sulla tastiera confinati allora in casa, poi con la coda tra le gambe di fronte alle denunce penali, aveva chiesto anche di rimettere la querela. Niente da fare, aveva risposto con fermezza l’avvocato Palazzi. E adesso si va verso il processo, un maxiprocesso visti i numeri. Ultimo ma non ultimo: il runner venne multato più volte per aver violato il lockdown. Ora potrà evitare di pagare.

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