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Ferrara. No vax morto curato dal medico al telefono. In nove giorni la saturazione caduta in picchiata

Il dottore indagato per omissione di soccorso riceveva ogni giorno i dati dal paziente, ed erano sotto la soglia d’allarme

FERRARA. Sembra di vederlo Mauro Gallerani, 68 anni, paziente obeso e con patologie multiple legate al suo stato, in casa sua, da solo, con il saturimetro al dito. Sembra di vederlo, in quei momenti, dopo aver letto i numeri dal display, prendere il telefonino e inviare i messaggi con whatsapp. Li comunica dal 25 agosto, quando il dottor Alberto Dallari di Reggio Emilia lo prende in cura, giorno dopo giorno, fino al 3 settembre quando si presenta al Pronto soccorso del Sant’Anna, solo perché convinto da una conoscente, registrando quel giorno stesso – dal messaggio che lui comunica a Dallari – i valori 57/75: saturazione e frequenza cardiaca, per poi essere subito riceverato, e morire il 7 ottobre in terapia intensiva.



Valori che nel giro di nove giorni scendono in picchiata da 91/92, ad 84, poi 72 e infine quel 57 che resterà scolpito nelle cartelle sanitarie, indicando uno stato fisico talmente pregiudicato, con rischio morte, da non sembrare vero. Ecco, l’inchiesta aperta dalla procura di Ferrara per capire come fosse stato curato Gallerani e se l’approccio terapeutico di Dallari fosse corretto o meno, è tutta circoscritta a questi valori di saturazione in discesa nell’arco di quei 9 giorni. E allora la prima domanda che gli inquirenti faranno a Dallari (davanti ad un microfono di un ufficio giudiziario, e non in uno studio televisivo), sarà: perché non ha consigliato il ricovero ospedaliero di Gallerani a fronte di quei valori in discesa (non solo negli ultimi giorni) e dei vari sintomi spia del Covid: febbre, perdita dell’olfatto, spossatezza e difficoltà respiratorie e altro?

 E dire che il protocollo di IppocraetOrg, di cui Dallari è un medico volontario, indica in modo netto (a caratteri cubitali nel sito dell’associazione) questo messaggio «Attenzione! ! ! In caso di saturazione minore di 94/95 o comunque in diminuzione, difficoltà respiratorie, affanno anche a modesti sforzi, etc (tutto in maiuscolo, ndr) NON DOVETE ATTENDERE DI USUFRUIRE DEL SERVIZIO DEI NOSTRI MEDICI VOLONTARI MA DOVETE RIVOLGERVI QUANTO PRIMA alle strutture istituzionali note». Se Gallerani avesse letto o saputo di questa avvertenza (è lui a dire ai sanitari del S. Anna che lo ricoverano di curarsi con il dottor Dallari e con IppocrateOrg, anche se l’associazione ha già riferito di non averlo mai avuto come paziente), avrebbe atteso che scendesse a 57 prima di andare in ospedale? Ed essere ricoverato con una polmonite da Covid, in condizioni gravissime e ormai pregiudicate anche dal suo stato di salute e dalla sua condizione fisica? Nei messaggi che Gallerani invia al suo medio curante c’è – ribadiamo – la successione del suo stato di salute, le indicazioni del medico che lo cura (Dallari, che si fa firmare la liberatoria, sollecitandola), quando gli prescrive farmaci (l’ivermectina), antibiotici, anche il “plasma autoimmune” o fai questo e fai quest’altro. Gallerani lo tiene informato su tutto, ma poi arriva al Sant’Anna dove morirà oltre un mese dopo. Ora dal codice penale, la contestazione è l’omissione di soccorso.

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