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Ferrara, Eder e Marcello prima dell’omicidio di Valencia

Arriva in appello la tragedia, per le aggressioni subite da Cenci prima di essere ucciso. E la Cassazione parla di attenuanti 

FERRARA. Non è ancora finita, almeno dal punto di vista giudiziario. E così la tragedia dell’omicidio di Marcello Cenci, ucciso da Eder Guidarelli, che ha spaccato il paese di Pontelagoscuro, diviso famiglie, lacerato le amicizie comuni dovrà essere rivissuta, in aula, il prossimo 17 dicembre per il processo d’appello relativo allo stalking: gli atti persecutori, le aggressioni e le botte di Eder su Marcello prima che arrivasse ad ucciderlo, il 2 luglio del 2017, a Valencia, dove Marcello era andato a vivere proprio per sfuggire a Eder. La tragedia che li ha visti protagonisti, tutti e due poco più che trentenni, una vita condivisa a Pontelagoscuro dove hanno sempre vissuto, crescendo insieme, diventando poi rivali per una ragazza, aveva avuto un prologo quasi un anno prima dell’omicidio.

BRUTALI AGGRESSIONI

Quando in tre occasioni Eder aveva aggredito prima il 26 agosto 2016 in piazza a Ponte, poi il 1° novembre successivo, a Valencia, dove Eder raggiunse Cenci che si era trasferito per lavorare come barista e gli aveva rotto il setto nasale. Quindi, la terza aggressione - brutale, violenta - il 26 dicembre a Ponte, quando Cenci tornato per il matrimonio di amici comuni, venne colpito da Eder alla testa, mandandolo all’ospedale con 55 punti di sutura in testa. Tutto questo andrà rivisto alla moviola giudiziaria davanti ai giudice della Corte d’appello, dopo il ricordo delle difese di Guidarelli. Un altro processo, dunque, e la tragedia riporterà tutti in quel vortice di ricordi, incubi. Così è per la mamma di Marcello, Roberta Previati che affida il suo commento a poche parole: «Non c’è limite al peggio». Anche perchè, dopo le motivazioni della condanna per l’omicidio, per cui è stata riconosciuta a Guidarelli la seminfermità mentale per il «grave disturbo della personalità» riconosciuto come attenuante psichiatrica, i giudici della Cassazione, confermando la pena, ridotta a 16 anni (in primo grado era stato ergastolo, ridotto in abbreviato a 30anni) si pronunciano anche sui fatti di stalking, precedenti all’omicidio.


I GIUDICI HANNO DETTO

«...Tali condotte - scrivono, certo, oggettivamente gravissime, erano pur sempre da riguardarsi, quanto alla verifica dell’intensità del dolo (la volontà, ndr) in rapporto alle gravi anomali psichiche che come era emerso in questo processo (per l’omicidio) affliggevano Guidarelli incidendo sui processi volutivi e intellettivi del medesimo». Al processo di dicembre per lo stalking si saprà se questo sarà anche il convincimento dei giudici d’appello.

Daniele Predieri

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