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Ferrara, rientro sul lavoro a rischio per diecimila

L’assalto alle farmacie che ricevono continue richieste di tamponi non è sufficiente a coprire tutte le domande di Green pass

FERRARA. «Siamo murati», commenta la farmacista. E l’immagine che viene alla mente è il fortino sotto assedio pronto alla resistenza. Ma Elma Suljakanovic, la titolare della farmacia di Quartesana, sdrammatizza: «Stiamo facendo tutto il possibile per rispondere alla richiesta di tamponi rapidi nasali che è schizzata alle stelle – spiega – Praticamente lavoriamo a orario continuato rispondendo a una richiesta che può toccare anche i 30-40 test al giorno». Gli esiti arrivano entro 10-15 minuti, per l’utente è uno strumento comodo anche se non proprio economico: 15 euro a tampone per gli adulti, 8 per la fascia fra i 12 e i 18 anni. Qualche cliente, raccontano i farmacisti, anticipa il costo che sarà poi rimborsato dall’azienda di cui è dipendente.

Quello che è certo ormai è che che il quotidiano prodigarsi dei farmacisti non sarà sufficiente a processare le migliaia di test necessari per mettere tutti i richiedenti nelle condizioni di rientrare al lavoro col Green pass tra oggi e domani. I dati nazionali, elaborati dalla Cgia di Mestre, calcolano 2 milioni di lavoratori che domani non saranno ammessi in ufficio perché non possiedono il Certificato verde. A livello locale, considerando che i vaccinati con almeno una dose sono quasi 280mila e che anche una sola iniezione dà diritto al Green pass (almeno fino alla data della seconda), è possibile stimare circa 20-30mila persone non vaccinate nella fascia superiore agli 11 anni.


Tra loro sono presenti anche bambini e adolescenti non vaccinati, oltre a studenti universitari e giovani adulti che non sono ancora entrati nel mondo del lavoro, pensionati, cittadini esenti per motivi di salute e chi, per vari motivi (malattia, disoccupazione, ferie) domani non entrerà in una fabbrica o in un ufficio. Forse non si va troppo lontano dal vero se la stima di chi - residente nel Ferrarese – rischia di trovare le porte chiuse sul posto di lavoro, in provincia o fuori, si colloca intorno alle 10mila unità, forse qualcosa in più.

Di farmacia in farmacia

Molte persone sprovviste del “pass” appartengono alle fasce anagrafiche che fino ad oggi si sono mostrate più refrattarie a sottoporsi alla vaccinazione, dai 40 ai 60 anni. «Sono parecchi i 45-50enni che chiedono di poter eseguire il test, qualcuno ha anche calendarizzato gli appuntamenti fino a fine anno», conferma Elma Suljkanovic. Il tampone rapido deve essere eseguito ogni due giorni, quello molecolare, per il quale bisogna rivolgersi ad un laboratorio, dà una copertura di 72 ore. La straordinaria mole di richieste che affluiscono nelle farmacie, pubbliche e private, non può inoltre prescindere da due fattori limitanti: alla domenica il numero degli esercizi in servizio è sensibilmente ridotto rispetto ai giorni feriali, inoltre non tutte le farmacie hanno destinato personale all’esecuzione dei tamponi rapidi. Molti utenti sono rimbalzati da una rivendita all’altra nell’intento di trovare un posto libero.

«Tra chi ci contatta in questi giorni ci è capitato di dover rifiutare una decina di prenotazioni al giorno per eccesso di richiesta. Chiediamo se queste persone sono disponibili a mettersi in lista per i giorni successivi e qualcuno lo fa – ricorda Enrico, della Farmacia Cavour, a Ferrara – Il problema è che ci sono persone che chiedono un momento preciso della giornata perché hanno assunto altri impegni. E’ chiaro che in una situazione di questo genere si chiede un po’ di elasticità anche all’utente». Francesca lavora nella farmacia pubblica di Barco, una delle due in cui l’Afm ha attivato il servizio tamponi rapidi nel capoluogo (l’altra è quella di viale Krasnodar). «Riusciamo ad accogliere da 30 a 50 richieste al giorno, al pubblico diamo la possibilità di prenotare anche on line – annuncia – Siamo pieni di richieste, registriamo prenotazioni settimana per settimana e da quella entrante aggiungiamo anche il turno del mattino».

Carole Peretti, titolare della Farmacia Perelli, a Ferrara, annota prenotazioni che si allungano verso l’ultimo mese dell’anno (lo stato di emergenza sanitaria è fissato al 31 dicembre). «Purtroppo ci sono anche persone maleducate che prenotano e poi non si presentano causando un danno a chi avrebbe potuto utilizzare proficuamente il servizio che mettiamo a disposizione», l’osservazione comune anche ad altri suoi colleghi.

Gi.Ca.

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