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In corteo bloccarono l’autobus Cinque tifosi spallini a processo

Andavano alla presentazione della squadra: accusa di interruzione di servizio. Scattarono Daspo e denunce, dopo i maxiscontri ad Auronzo e Bentivoglio

FERRARA. Dovevano, volevano esserci, non potevano mancare: era la festa della Spal, per la presentazione della squadra del campionato 2018/2019. I tifosi spallini, però, forzarono la mano, e si presentarono in centro in corteo, non autorizzato, accendendo e lanciando fumogeni lungo il percorso. Così facendo bloccarono alcuni autobus in transito per corso Martiri e corto Porta Reno, visto che la presentazione si doveva tenere in piazza Castello.

Una sfilza di reati


La Polizia che svolgeva servizio d’ordine quel giorno di fine agosto 2018, registrò, fotografò i presenti, e contestò una sfilza di reati per i comportamenti tenuti. Per alcuni tifosi, quelli identificati e i capi che dirigevano il corteo col megafono, scattarono subito i Daspo: per tre di loro poi confermati anche dal Consiglio di Stato. Quindi le indagini e gli accertamenti di Polizia, e adesso il processo: cinque tifosi, quelli che – secondo polizia e procura – erano i promotori e soprattutto chi accendeva fumogeni, li lanciava pericolosamente del corteo, adesso debbono rispondere in tribunale di vari reati: interruzione di pubblico servizio, lancio pericoloso dei fumogeni e per due di loro, la contestazione del corteo non autorizzato, per aver promosso e guidato il corteo (con tanto di megafono) di cui avrebbero dovuto chiedere i permessi almeno tre giorni prima l’evento.

Queste le accuse, contestate dalle difese (avvocati Ferrari, Adami e Sabbatani) che puntano a smontare la tesi per cui non si trattava di manifestazione sportiva, ma di un evento, sì a carattere sportivo, ma formalmente una festa. E che quel corteo non autorizzato era in realtà formato da diversi gruppi di persone che stavano raggiungendo, insieme, piazza Castello. E che non vi fu assolutamente interruzione di pubblico servizio. Si trattò, comunque, per la Polizia e il questore di allora Giancarlo Pallini, di seguire una linea dura contro i tifosi, di fronte a palesi violazioni. Per un fatto che era arrivato – importante ricordarlo – dopo altri violenti episodi, oggi negli annali del tifo violento, a chiara marca Spal. Parliamo della maxi rissa di poche settimane prima, ad Auronzo di Cadore, la guerriglia tra otto tifosi laziali e 25 spallini. E quello di pochi giorni dopo la presentazione, un altro scontro all’area di servizio sull’A13 a Bentivoglio, tra ultras spallini, di ritorno dalla trasferta a La Spezia e padovani, provenienti da Bologna: tutti “casualmente” in autogrill poco prima della mezzanotte dopo le partite di Coppa Italia e ripresi con mazze e spranghe in mano. Tra i ferraresi, guarda caso, c’erano alcuni dello scontro di Auronzo.

I Daspo

In quell’estate 2018, in quel periodo caldo sul fronte del tifo, fioccarono valanghe di Daspo. Poi confermati in parte (per tre dei tifosi imputati oggi) dal Consiglio di Stato che accolse le tesi della Questura di Ferrara che indicava nel caso del corteo non autorizzato per le strade della città, durante il quale si era creato un pericolo pubblico. Un principio che aveva fatto suo l’attuale questore Cesare Capocasa quando lo scorso anno, dopo la conferma del Consiglio di Stato dei Daspo legati al corteo spiegava: «la ratio del Daspo è quella di prevenire fenomeni di violenza che mettano a repentaglio ordine e sicurezza, non solo connessi alla pratica sportiva». Per discutere tutto questo si torna in aula il 3 febbraio.

D.P.

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