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«Paolo, tragedia annunciata». La storia di un “invisibile”

Ferrara. Sempre grave l’uomo di 78 anni travolto mentre percorreva in bici via Pomposa. Era ospite di Mai Da Soli, «ma aveva bisogno di una sistemazione più adeguata»

FERRARA. È sempre ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Cona l’uomo di 78 anni travolto da un’auto mentre, nella notte tra venerdì e sabato, stava percorrendo in bicicletta via Pomposa. Ma se l’automobilista che si era allontanato dopo l’incidente si è costituito ai carabinieri, chiudendo la “caccia” al pirata, resta apertissima la vicenda umana e sociale dell’anziano.

«Una tragedia annunciata», dichiara Stefano Ferrari, presidente della Casa Mai Da Soli di viale Alfonso d’Este dove il pensionato era stato accolto due anni e mezzo fa. «È arrivato qui nel giugno del 2019, su richiesta dell’Asp. I nostri ospiti sono padri ed ex mariti in difficoltà dopo una separazione, ma la storia di Paolo rientrava comunque in una condizione di solitudine, e ho accettato. La moglie era stata colpita da un ictus, e lui non era in grado di provvedere a se stesso. In seguito la signora è morta, e Paolino è rimasto con noi».



Una vicenda, prosegue Ferrari, «che porta in superficie quelli che io chiamo gli “invisibili”, quelle persone di cui si accorge il mondo del volontariato, ma non le istituzioni. La verità è che Paolo ha bisogno di un’assistenza che la Casa Mai Da Soli non gli può fornire, come da tempo ripetevo all’Asp. Io non posso impedire a un ospite di prendere la bicicletta e uscire, e Paolo amava girare in bici. La sera dell’incidente, verso le 20, ha incontrato in centro un ex inquilino di Mai Da Soli, e ore più tardi, quasi all’una di notte, vagava a otto chilometri dalla città in via Pomposa: con ogni probabilità aveva perso l’orientamento».

Il giorno successivo, quando Paolo è già all’ospedale in gravi condizioni, Ferrari al suo arrivo in viale Alfonso d’Este viene informato dai volontari che Paolo non ha dormito nel suo letto. «Ho visto che la sua bicicletta non c’era, e ho avuto un pessimo presentimento». Un timore confermato poco dopo quando arriva una telefonata dall’ospedale: l’anziano infatti non ha parenti e risulta residente presso Mai Da Soli.

«Per lui abbiamo fatto uno strappo, perché di solito la permanenza massima nella Casa è di dodici mesi – va avanti Ferrari – Per questo da tempo sollecitavo l’assistente sociale a trovare un’altra soluzione: prima di tutto perché Mai Da Soli non è una struttura sociosanitaria e Paolo invece ha bisogno, ora più che mai, anche di un amministratore di sostegno; ma anche perché l’associazione deve far fronte a tantissime altre richieste di accoglienza, considerato che durante il lockdown le separazioni sono aumentate del 65 %».

Risale a circa un mese fa uno degli ultimi scambi di mail tra Ferrari e l’Asp: «L’assistente sociale mi aveva informato di aver trovato per Paolo un posto in un pensionato, ma non sarebbe potuto entrare subito, perché bisognava rimettere a posto il bagno della sua stanza. Ma da quella mail sono passati 25 giorni, e nulla è successo. Per sistemare un piccolo bagno basta molto meno. E intanto, è capitata la tragedia. Una tragedia annunciata».

Alessandra Mura

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