Un docente ferrarese «I ritardanti di fiamma nella catena alimentare»

C’è un professore ferrarese, Rossano Piazza, tra gli autori dello studio recentemente pubblicato dalla rivista scientifica «Chemosphere», che ha confermato la capacità individuata nei ritardanti di fiamma di accumularsi nelle piante e di rientrare quindi nella catena alimentare umana con conseguenti effetti sulla salute.

Lo studio condotto da ricercatori dell’Università di Padova e dell’Università Ca’ Foscari, di Venezia, ha indagato sperimentalmente il potenziale accumulo nella catena alimentare di questi particolari additivi chimici applicati su un’ampia gamma di materiali (tessuti, schiume, dispositivi elettrici ed elettronici, legno, prodotti da costruzione e isolanti) per aumentare la loro resistenza al fuoco ed evitare la rapida propagazione delle fiamme.


«Il concetto di bioaccumulo – spiega il professor Rossano Piazza, del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica di Ca’ Foscari, uno degli autori e responsabile dello studio – mette in evidenza la necessità di una piena implementazione dei principi dell’economia circolare, al fine di ripensare al fine vita di tutti gli additivi chimici utilizzati in prodotti di così largo consumo. Molti nuovi composti, infatti, finiscono nell’ambiente attraverso diverse vie e si ripartiscono nei vari comparti ambientali fino ad arrivare negli organismi viventi attraverso complessi meccanismi di bioaccumulo e biomagnificazione». Da tempo la letteratura scientifica ha indicato «i ritardanti di fiamma come tossici per l’uomo e pericolosi per l’ambiente – aggiunge il professor Alberto Pivato, del Dipartimento di Ingegneria civile e ambientale dell’Università di Padova, uno degli autordella ricerca – I ritardanti di fiamma, anche di ultima generazione, possono essere accumulati nelle piante di mais».

© RIPRODUZIONE RISERVATA