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Aggressioni e minacce: così il boss degli Eye comandava in Gad

Stephen Oboh a processo. Tre anni fa al rivale: «Ti ammazzo». Lui e il cugino imputati, ma sono irreperibili in Italia e in Europa

Il primo tratto di via Nazario Sauro, nei pressi di Piazza Castellina, era il suo regno, dove comandava come capo del clan nigeriano degli Eye. Da dove cercava di rompere il dominio sulla droga in città agli Arobaga/Vikings: non a caso Stephen Oboh, per aver cercato di scalzare i capi del clan mafioso rivale, venne massacrato nell’agguato di via Olimpia Morata, ma non venne ucciso. Il suo nome, da allora, luglio 2018, è costantemente in tutti gli atti giudiziari a riguardo della criminalità nigeriana. Perché in realtà, prima dei fatti che abbiamo imparato a conoscere, nel suo ruolo di capo e boss dello spaccio di Piazza Castellina, Stephen Oboh, 29 anni, dettava legge. Ne è l’esempio un processo iniziato ieri mattina, davanti al giudice monocratico, in cui Oboh deve rispondere, assieme al cugino Isaac Oboh, di minacce di morte e di una aggressione alla “nigeriana”: bottiglie di vetro rotte e usate per colpire i rivali. In questo caso un altro nigeriano Solomon Omodiale che finì all’ospedale per una ferita inferta proprio con i colli di bottiglia, piantati alla pancia e in un braccio.

Quattro mesi prima


Ma si badi bene, il fatto contestato è accaduto nell’aprile 2018, quattro mesi prima dell’agguato di cui fu vittima in Olimpia Morata, messo in atto dal gruppo degli Arobaga capeggiato da Lucky Anthony Odianose, detto Ubeba (poi condannato per questo tentato omicidio a quasi 5 anni di carcere assieme agli altri componenti del gruppo dell’agguato, con le stesse): un agguato di cui il mandante fu l’ormai famoso capo del clan mafioso in città, “Dj Boogye” Emmanuel Okenwa, 51 anni. Oboh, dunque, è a processo per minacce e lesioni, un’altra aggressione violenta, in città, ma difficilmente portrà essere processato perché irreperibile, lui come il cugino, imputato con lui (processo rinviato al 22 aprile). E dire che lo stanno cercando Oboh, ma non lo trovano: perché nel processo contro il clan mafioso Arobaga/Vikings da parte della procura antimafia è uno dei testimoni principali, chiamato a rendere conto proprio della guerra tra clan di cui lui stesso ne pagò le conseguenze: il 30 luglio del 2018 venne aggredito con machete, bastoni e catene, ma si salvò. Ma il giorno stesso iniziò in città la guerra tra bande, Eye e Arobaga. Per fortuna oggi solo un lontano ricordo.

D. P.

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