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Gare stoppate, principesse e decreti. I guai di Area negli Emirati Arabi in tribunale a Ferrara

I testimoni delle difese: le operazioni estere non decollarono, le operazioni vanificate dalla legge Bersani

FERRARA. Negli Emirati Arabi Area Impresa aveva «messo tanta carne al fuoco, che però cuoceva troppo lentamente». Così lentamente da non riuscire a condurre in porto, in circa quattro anni di avventura mediorientale, nessuno dei progetti intrapresi sullo smaltimento e il riutilizzo dei rifiuti. Arrivando a chiudere la missione con zero ricavi e molte perdite.

Per la procura tutto questo ha un nome: bancarotta fraudolenta per dissipazione, con lo sperpero di due milioni di euro di soldi pubblici. Per le difese, che assistono gli imputati Vittorio Volpi (ex presidente di Area) e Mauro Vecchi (ex componente del cda), si è trattato di operazioni sfortunate, nate con tutti i presupposti di trasformarsi in buoni affari ma fallite miseramente - hanno ripetuto ieri i testimoni della difesa - soprattutto a causa della legge Bersani (entrata in vigore nel 2007), che ha vietato alle aziende pubbliche di svolgere prestazioni a favore di altri soggetti, pubblici o privati. E costretto dunque Area a chiudere tutte le compartecipate negli Emirati senza aver portato in cassa un euro.


Ma - legge Bersani o no - tra gare d’appalto rinviate, “silent partners” inaffidabili e principesse arabe, la trasferta negli Emirati di Area è stata fin da subito costellata da ostacoli. Un percorso accidentato ricostruito ieri da Giacomo Scacchi, consulente tecnico di Area per la creazione e la gestione delle compartecipate estere; dall’avvocato Marco Zucco, referente legale ad Abu Dhabi per assistere le società nella partecipazione alle gare di appalto; e l’ingegner Jacoel Rafael, che sua volta aveva fornito supporto tecnico per lo smaltimento dei rifiuti.

Nel 2005 dunque Area sbarca negli Emirati Arabi, dove all’epoca la gestione dei rifiuti era molto arretrata, a dispetto dello sviluppo tecnologico. «C’era un’enorme discarica nel deserto, non coperta. Il problema si presentò quando i cammelli cominciarono a morire dopo aver bevuto l’acqua inquinata», ha ricordato Scacchi.

Area mette piede negli Emirati attraverso la partecipata italiana “Progetti spl” e la emiratina Gulf srl con l’ipotesi «di poter essere consulenti ed esecutori del servizio di raccolta rifiuti. Era un discorso che prometteva un ritorno economico sufficiente a giustificare l’investimento», ha proseguito Scacchi. Non sarà così. La gara di appalto a cui “Progetti” partecipa non va a buon fine, e anzi la società fatica a recuperare i 120mila euro versati come cauzione per poter partecipare. Ed è a questo punto che entra in scena Nadia, la principessa araba, fino a quel momento conosciuta “solo” come avvocato presso lo studio legale tedesco a cui Area si era appoggiata. Nadia conta conoscenze altolocate e agganci con la famiglia reale. Conquista la fiducia dei dirigenti Area recuperando i 120mila euro, e di fatto entra in società: si scioglie Progettil e nasce Area Impresa; al posto della Gulf e del silent partner locale rivelatosi inaffidabile ci sono ora la Aies e la principessa.

Ma la musica non cambia: il progetto di smaltimento di rifiuti ospedalieri si infrange contro mancate autorizzazioni governative; quello sulla raccolta di rifiuti nell’area industriale di Abu Dhabi è legato a doppio filo al piano generale di raccolta cittadina, e non procede; e per far decollare un ulteriore progetto, di grossa portata, di riutilizzo di pneumatici, non bastano i finanziamenti assicurati da Nadia attraverso ricchissimi emiri.

E intanto i costi lievitavano, ha insistito il pubblico ministero Isabella Cavallari: Aies deve pagare Nadia (che riceverà 99mila euro, senza essere corrisposta per gli ultimi mesi), che viene anche a Copparo e Ferrara, per visitare gli impianti locali; poi ci sono i consulenti e gli avvocati. Per l’ufficio legale era stata fissata prima una tariffa fissa forfettaria, diventata poi oraria, per un totale di 400mila euro. L’ingegner Rafael ha riferito che il suo contratto base era di 40mila euro annui, più 800 euro per ogni giorno di missione. Comprensivi, questi ultimi, anche delle operazioni di Area in Moldavia, andate invece a buon fine. Non così negli Emirati e in Senegal, da cui Area batté la ritirata con zero incassi, «un po’ per l’entrata in vigore della Bersani – ha riassunto Zucco – un po’ perché, ci è stato spiegato, non c’erano più possibilità di ottenere soldi dai soci italiani».

Alessandra Mura

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