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Ferrara, il vicesindaco indagato per concussione: «Faceva leva sul presidente della Cidas»

Dopo le pressioni di Lodi, Bertarelli fece due richiami al dipendente: «Hai creato tensioni col Comune, adesso basta»

FERRARA. Minaccia, ricatto, pressione, avvertimento: chiamatelo come volete, ma il risultato non cambia. E il risultato giudiziario del caso Cidas è una accusa di concussione (il ricatto del pubblico funzionario) mossa dalla procura al vicesindaco Nicola Lodi per aver abusato del proprio ruolo, del proprio potere per chiedere al presidente Cidas, Daniele Bertarelli di allontanare, demansionare o punire un dipendente delle coop, Daniel Servelli, per avere detto a Lodi, prima in pubblico, poi su Facebook, di essere “un idiota”, dal maggio all’agosto dello scorso anno.

Lodi aveva chiesto questo a Bertarelli per interrompere la diffusione di quei post personali contro di lui, che portarono Bertarelli – dopo essere stato sollecitato più volte – a richiamare il dipendente prima con procedimento disciplinare poi a richiamarlo verbalmente. Perché, disse Bertarelli (riportano le carte) a Servelli che «aveva creato un precedente di tensione tra Cidas e vicesindaco», che non lavorava in Cidas grazie «allo spirito santo» e che la coop aveva dato fiducia a lui, fratello e madre (tutti dipendenti Cidas) e che allora, se non avesse smesso di manifestare la propria opinione sul vicesindaco «si sarebbe assunto la responsabilità delle sue azioni». La procura ha chiuso le indagini indagando per concussione Lodi, ha aggravato la sua posizione (non più solo tentata, ma consumata), ma – sottolineatura importante – non ha coinvolto in nessun modo Bertarelli che resta testimone: il suo ruolo è quello di colui per il quale Lodi con le sue pressioni riesce a ricattare il dipendente, «facendo leva sul datore di lavoro». Bertarelli avrebbe potuto prendere le distanze da Lodi, dirgli di risolvere la questione in altro modo poiché esulava da questioni di lavoro. Avrebbe potuto dire a Lodi di denunciare Servelli poiché libero cittadino (Lodi lo ha fatto per diffamazione e il processo è ancora da iniziare), ma sarebbe stato spinto da Lodi, con il suo atteggiamento, a intervenire in prima persona. Tutto parte dalla famosa prima mail in cui Lodi scrive a Cidas di allontanare o demansionare Servelli: chiede «soluzione veloce e decisa», poiché «è necessario mantenere sereni rapporti collaborativi con la vostra coop» e che «non vogliamo (il Comune, ndr) venga meno per colpa di una persona di questo genere».


Perché Bertarelli non risponde picche al vicesindaco? Lo spiega il pm Savino nella sua formulazione d’accusa poiché le richieste di Lodi (di punire il dipendente e far cessare le critiche-offese) facevano leva sui rapporti tra Comune e Cidas, «pena la compromissione di quei rapporti», scrive il magistrato, rapporti che sono contratti di fornitura di servizi per oltre 1.600.000 euro: non si scherzava, dunque. Ecco allora Bertarelli, dopo aver risposto nel maggio a Lodi, promettendogli di attivarsi «senza indugio», attivare un procedimento disciplinare contro Servelli: poi il rimprovero verbale. Ma non finisce qui. Servelli ai primi di agosto (4/5/6) mitraglia altri post, ed ecco Lodi inviare altra mail a Cidas per «valutare seriamente misure di limitazione», sempre con quel nemmeno velato ricatto: Bertarelli promette di attivarsi di nuovo. Vorrebbe ma viene stoppato dal responsabile del personale. Bertarelli, allora, il 18 agosto richiama Servelli dalle ferie, gli dice di aver messo in difficoltà la Coop, aver creato «un precedente di tensione tra Cidas e vicesindaco».

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