Ospedali più vuoti ma risale l'Rt. Settemilioni ancora senza dose

La pandemia registra un lieve aumento dell'incidenza ma i dati restano rassicuranti. Gli esperti: "Serve prudenza"

ROMA. Una "lieve" risalita dell’incidenza (da 29 a 34 casi per 100.000 abitanti) e un altrettanto "leggero" (da 0. 85 a 0. 86) aumento dell’Rt, l’indice di contagio. Ma si può dire che la situazione della pandemia in Italia sia «sotto controllo». Procedono, nel frattempo, le vaccinazioni, con un occhio alla terza dose e considerando che attualmente ci sono ancora 7,6 milioni di italiani scoperti, con uno zoccolo duro riscontrato nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 49 anni. È la fotografia del quadro epidemiologico tracciato dal presidente dell’Iss, Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, che invita tutti a mantenere «comportamenti prudenti». Non si tratta di un cambio di rotta, ma di un segnale di stabilizzazione. Il tasso di occupazione degli ospedali, sia in area medica che in terapia intensiva, è in diminuzione e non vengono rilevati segnali di allerta. Passano invece da tre a quattro (Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia e Piemonte) le regioni catalogate a rischio moderato. Come sottolineato dalla comunità scientifica, a tenere a bada la curva in Italia è soprattutto l’alto tasso di popolazione vaccinata, specie se paragonato ad altri paesi in Europa attualmente in difficoltà.

«Ringrazio i cittadini che hanno aderito alla campagna superando esitazioni e paure», ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi. In Italia però restano ancora 7, 6 milioni di persone over 12 non vaccinate. E sono coloro che hanno un’età compresa tra i 30 e i 49 anni a fare più resistenza. Mentre tra i più giovani l’adesione è alta: l’80, 5 per cento nella fascia tra i 20 e i 29 anni si è immunizzato. E tre milioni di ragazzi tra i 12 e i 19 anni hanno fatto le due dosi, con il 68, 27 per cento che ha già fatto la prima.Fino ad adesso sono stati somministrati 88 milioni di vaccini, con l’81, 9 per cento della popolazione over 12 che ha completato il ciclo. Una percentuale che sfiora l’86 per cento se si considera chi ha fatto almeno una dose. Se nella prima settimana di ottobre sono stati 830.000 i vaccini, in quella appena conclusa sono stati oltre 1, 2 milioni (il 35 per cento in più). E di questi, 345.000 sono state prime dosi. Ma il 17, 75 per cento di persone tra i 30 e i 39 anni e il 17, 52 per cento tra i 40 e i 49 anni sfuggono ancora. In numeri assoluti è quest’ultima fascia (40-49) ad avere il numero più alto di non vaccinati. Detto ciò, il dibattito si sposta sulla terza dose, viste le sempre maggiori evidenze scientifiche relative ad una diminuzione della protezione a sei-otto mesi dalla vaccinazione. Fino a ora sono circa 900.000 le terze dosi somministrate.

«Saranno necessarie, per certe categorie specialmente», ha dichiara il presidente del Consiglio. Il criterio per ampliare la platea degli aventi diritto sarà quello con cui si è già iniziato. Si tenderà cioè a partire dai più anziani e da chi ha fragilità. Se la dose di richiamo dovrà, con il passare del tempo, essere effettuata da tutti «in questo momento non lo sappiamo», ha detto Gianni Rezza, direttore generale della prevenzione del ministero della Salute. Si valuterà in base alle evidenze scientifiche. «I dati si stanno accumulando, ci sarà tempo per decidere».© RIPRODUZIONE RISERVATA