Precario al terzo giorno di lavoro muore schiacciato: aveva 22 anni

Yaya Yafa abitava a Ferrara: era stato reclutato con un contratto interinale di una settimana, faceva il turno di notte

BOLOGNA. Quello che oggi resta di Yaya Yafa, oltre al suo ritratto fotografico, è lo scatto pubblicato sulla pagina Facebook del sindacato Si Cobas - Lavoratori autorganizzati: una grande macchia rossa a terra e, poco distante, il camion che l’ha ucciso. L’ennesimo morto per infortunio sul lavoro abitava a Ferrara, aveva 22 anni e un contratto di una settimana firmato con un’agenzia interinale, come spiega il sindacato Si Cobas. Ma questo è solo il primo segmento della filiera imprenditoriale che ha portato Yaya Yafa all’Interporto di Bologna, dove è morto mercoledì notte durante il suo turno di lavoro, il terzo della settimana per la quale aveva ricevuto la chiamata.

Manovra mortale


Secondo una prima ricostruzione della dinamica il giovane immigrato, originario della Guinea-Bissau, doveva caricare su un tir alcuni pacchi prelevati dal magazzino del corriere “Sda Express”, società di spedizioni del gruppo Poste italiane. La manovra che consente questa operazione è potenzialmente pericolosa e richiede speciali accortezze e controlli per evitare che le movimentazioni dei veicoli possano mettere a repentaglio la sicurezza degli operatori. Il camion, per essere caricato, doveva introdursi con la parte retrostante all’interno di un locale che viene riempito dal cassone del tir. Verso l’1 di notte l’operaio si trovava dentro il cassone vuoto quando, per motivi al vaglio degli inquirenti e dell’Ispettorato del lavoro, è stata avviata la manovra che consente al vano di carico di infilarsi nella “buca”, la piattaforma utilizzata per il carico della merce. Il movimento, non atteso dall’operatore, lo ha fatto sporgere dal rimorchio forse nel tentativo di bloccare la manovra stessa. Ma il movimento del rimorchio che si è alzato indietreggiando ha intrappolato la testa e il corpo del giovane immigrato fra la paratia esterna del cassone e il muro laterale che delimita l’accesso alla “buca”, la cosiddetta ribalta del magazzino. L’uomo è rimasto schiacciato ed è morto.

Sul posto sono intervenuti carabinieri, 118 e Ispettorato del Lavoro. Un sindacalista del Si Cobas, Tiziano Loreti, racconta che la tragedia è apparsa in tutta la sua gravità solo «alcuni minuti dopo che era avvenuta». La scoperta ha suscitato la reazione e la protesta delle maestranze e dei sindacati. Ieri, dalle 13 alle 15, sono state dichiarate due ore di sciopero nell’area logistica alle porte di Bologna da Nidil Cgil, Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti di Bologna. Nel mirino è finita la cosiddetta filiera del precariato. Sda è infatti solo la società appaltante, il servizio di carico e scarico è affidato a società e agenzie esterne con un intreccio di rapporti contrattuali che a cascata richiamano forza lavoro. Lo spedizioniere di Poste italiane ha assegnato il lavoro alla coop Dedalog, società specializzata nella movimentazione delle merci con sede a Roma, la quale ha affidato una parte dei servizi svolti nel sito di Sda a un consorzio romano, attivo nella logistica e corrieristica, Metra. Yaya Yafa era stato reclutato da un’agenzia interinale, In Opera, ed era al suo terzo giorno di lavoro. Il turno notturno – nelle aziende del grande polo della logistica – è spesso assegnato a lavoratori stranieri, con contratti brevi. «Parliamo di persone che non parlano correttamente e non capiscono bene la nostra lingua alle quali vengono assegnate mansioni senza la necessaria formazione, con tutte le possibili ricadute negative sul piano della sicurezza. Il caso di Yaya non è certo raro nè isolato», commenta Eleonora Bortolato, sindacalista del Si Cobas.

Questa mattina è previsto un incontro a Bologna, in prefettura, tra Interporto, Metra e Poste italiane, annuncia Tiziano Loreti. La collega Bortolato aggiunge alcuni particolari su cui l’inchiesta giudiziaria dovrà fare piena luce. L’operazione di carico-scarico deve avvenire rispettando precise direttive e raccordando diverse figure: i camionisti, i “piazzalisti” che supervisionano i movimenti dei mezzi e gli addetti allo spostamento delle merci su o giù dal rimorchio. Yaya Yafa è finito stritolato in questo ginepraio di rapporti economici e di competenze logistiche come altri lavoratori che in Italia speravano di trovare lavoro e sicurezza.

Gi.Ca.


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