Vaccino con efficacia del 90% nei bambini tra i 5 e gli 11 anni

Le somministrazioni sarebbero in grado di prevenire i sintomi anche nei più piccoli

ROMA. Il vaccino ha un’efficacia superiore al 90 per cento nel prevenire i sintomi del Covid sui bambini tra i 5 e gli 11 anni. È il risultato della ricerca portata a termine dalla Pfizer. E in America le somministrazioni per i più piccoli potrebbero iniziare già a novembre se le autorità sanitarie daranno il via libera.I dati sono considerati «molto buoni» da Anthony Fauci, consigliere medico del presidente degli Stati Uniti Joe Biden. «La parola passa alla Food and drug administration (Fda) - ha detto Fauci - e non vediamo l’ora che gli esperti analizzino con cura i dati che a noi appaiono buoni». La Fda esaminerà il rapporto della Pfizer già il 26 ottobre. Pochi giorni dopo faranno lo stesso i centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, che potranno decidere le regole da seguire e dare indicazioni sulle modalità di somministrazione del vaccino. «Penso che il vaccino per i bambini potrebbe essere un buon passo in avanti - ha sottolineato il direttore dell’Istituto per le malattie infettive degli Stati Uniti -. Perché anche se è vero che i bimbi vengono contagiati meno spesso degli adulti dal Covid, ci sono molti casi in cui i piccoli si ammalano seriamente».

Non solo Pfizer e bambini. Un’altra ricerca riguarda la vaccinazione eterologa con Astrazeneca, che uno studio di The Lancet considera altamente immunizzante e in grado di proteggere dall’infezione più che le due dosi dello stesso vaccino a vettore virale. Lo studio è appunto stato pubblicato sulla rivista The Lancet regional health - Europe ed è stato condotto in Svezia, all’università di Umeà basandosi sul registro Public health agency of Sweden, the national board of health and welfare, and statistics sweden che include 700. 000 persone. La ricerca è iniziata in conseguenza del fatto che il vaccino di Astrazeneca è stato proibito per gli under 65. E si tratta del primo studio effettuato su un bacino reale di popolazione.

Dalla ricerca è emerso che la combinazione AstraZeneca e Pfizer riduce del 67 per cento il rischio di infezione mentre la combinazione AstraZenecae Moderna riduce il rischio del 79 per cento rispetto all’assenza di vaccini. Per le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi di AstraZeneca la riduzione del rischio è risultata invece del 50 per cento. «Aver ricevuto un qualunque vaccino è meglio di non essere vaccinati e in tutti i casi due dosi sono meglio di una - ha spiegato l’autore del lavoro Peter Nordström -. Comunque il nostro studio mostra una maggiore riduzione del rischio infezione per persone che hanno ricevuto una dose di vaccino ad mrRna dopo la prima dose di vaccino a vettore virale rispetto alle persone che hanno ricevuto entambe le dosi di quest’ultimo».