Un parco per onorare Luciano Bratti Il grazie di politica, sport e associazionismo

Era presente anche il ministro Franceschini, amico di famiglia L’area verde che gli è stata intitolata è tra via Bologna e via Goretti 

Ieri si è svolta la cerimonia d’intitolazione a Luciano Bratti (scomparso il 13 aprile scorso, all’età di 92 anni) dell’area verde che si trova in via Bologna angolo via Goretti.

Alla cerimonia erano presenti il ministro Dario Franceschini, l’assessore Gulinelli, il prefetto Campanaro, la presidente del Panathlon di Ferrara Luciana Pareschi, Ansalda Siroli partigiana e grande amica di Luciano, Alessandro Fortini presidente della Federazione pallavolo, i figli Claudio e Alessandro Bratti, i nipoti Max ed Elena e la moglie Fosca.


È stato Gulinelli ad aprire la cerimonia portando i saluti dell’amministrazione, sottolineando l’importanza della memoria storica. Il figlio Alessandro partendo dalla frase che il padre, soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita ripeteva spesso “vorrei che di me si dicesse che sono stato utile”, e che è riportata anche sulla sua tomba, ha ricordato il partigiano, comunista convinto, che non voleva scendere a compromessi.

Fortini oggi alla presidenza della Federazione pallavolo, la cui sede a Ferrara è stata dedicata a Luciano, parla della sua «capacità di farti sentire a casa dentro la Federazione dove tutto era di tutti».

E le diverse generazioni che si sono ritrovate oggi nel parchetto Luciano Bratti, non hanno saputo trattenere le lacrime quando Ansalda Siroli partigiana, mentre Franceschini le teneva il microfono, ha raccontato come Luciano agli inizi degli anni 50 la raggiunse in motocicletta a Filo d’Argenta per proporle di partecipare ad un seminario sullo sport femminile della durata di 15 giorni che si sarebbe tenuto a Piombino. E lei che nemmeno sapeva dove si trovava Piombino accettò. Al ritorno con le nozioni sportive acquisite costituì con le ragazze filesi una squadra di pallavolo a cui ne sono seguite altre. «Lo dico da testimone, tu Luciano sei stato utile» .

Ciò che ha colpito di questa cerimonia è l’atmosfera familiare che i ricordi hanno creato. Luciana Pareschi si dice qui «per un amico con il quale ha battibeccato tante volte, e che ha saputo trasformare la stima che provava per lui in una grande amicizia. Lui che era il mio libro di storia».

È il nipote Max a parlare a nome anche della cugina Elena, definendo il nonno Luciano un amico. Un amico che ha sempre saputo ascoltare lui ed Elena. A Fosca il compito di scoprire la targa che porta il nome di Luciano, attaccata ad un palo. «Un palo - dice Franceschini - libero e dritto come lo è stato Luciano Bratti».

Cinzia Berveglieri

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