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Infortunio sul lavoro. È sciopero per la morte di Yaya

Mobilitazione per il risarcimento. L’avvocato: seguo i passi dell’inchiesta, complesso il rientro della salma in patria

FERRARA. Si svolgono oggi (martedì 26 ottobre)  le due ore di sciopero territoriale proclamato da Cgil, Cisl e Uil dopo la morte sul lavoro del giovane Yaya Yafa, la scorsa settimana all’Interporto di Bologna. Lo sciopero viene articolato in ogni luogo di lavoro in base alle situazioni organizzative, nel frattempo i sindacati si stanno dando da fare per aiutare la famiglia del 22enne bracciante-facchino, rimasta in Guinea Bissau.

«Abbiamo verificato la possibilità di riconoscere a moglie e figlio la reversibilità della sua indennità di disoccupazione - spiega Dario Alba (Flai Cgil) - Il tutto grazie proprio alla sua condizione di bracciante agricolo». Il giovane era stato infatti impiegato a lungo in un vivaio della zona prima di sperimentare il nuovo lavoro all’Interporto, dove era arrivato al terzo giorno di spola da Ferrara. Nella sua stessa condizione ci sono una trentina di giovani stranieri, per lo più ex richiedenti asilo, tra i quali, ha verificato Alba, «almeno tre-quattro lavoratori attualmente fermi per infortuni piuttosto gravi, alle gambe, subìti durante i turni all’Interporto. Stiamo cercando di conoscere meglio questa realtà anche per tutelare lavoratori che non hanno alcuna tutela in caso d’infortunio». La famiglia del giovane spera di poter accogliere la salma in patria e di potergli dedicare una cerimonia secondo le usanze locali. La vicenda è seguita direttamente dal fratello della vittima, Fati Malang, che lavora in Italia, in Puglia, a Gravina. L’uomo si tiene in contatto con il legale della famiglia, il ferrarese Riccardo Caniato.


Ieri l’avvocato ha incontrato sindacati e impresa, in programma c’era anche un faccia a faccia con un’autorità diplomatica per verificare se sussistono le condizioni per un rientro in patria del feretro in sicurezza. La Guinea-Bissau, Stato dell’Africa Occidentale, vive una fase di instabilità politica aggravata dalle conseguenze della pandemia, che sta colpendo durante il Paese.

«Vogliamo capire se in questo momento è possibile organizzare il rientro delle spoglie del giovane con un volo aereo in totale sicurezza», aggiunge Caniato. Che sta verificando anche se è possibile ottenere un risarcimento per l’infortunio in modo veloce attraverso un coinvolgimento della compagnia di assicurazione del Tir che ha investito, schiacciandolo, il giovane facchino.

L’intervento dell’Rc auto consentirebbe di raccogliere le risorse per garantire la copertura delle spese per il rientro e forse un risarcimento per i familiari. Caniato segue, inoltre, anche il versante penale con la verifica del contratto e delle condizioni di lavoro per accertare le responsabilità dell’infortunio.

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