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Ferrara. Obbligo vaccinale, 45 operatori sanitari ricorrono al Tar

L’Asl resiste in giudizio, mentre una sentenza del Consiglio di Stato riconosce la legittimità della legge

FERRARA. Quarantacinque operatori sanitari si sono rivolti a un legale, Daniele Granara, per contestare il diritto dell’Asl di Ferrara di eseguire accertamenti sullo stato vaccinale del dipendente e ora attendono l’esito del procedimento aperto di fronte al Tar dell’Emilia Romagna. Contro l’impugnazione l’azienda di via Cassoli ha scelto di resistere in giudizio e ha nominato nei giorni scorsi gli avvocati che la rappresenteranno davanti al tribunale amministrativo: Maria Rosaria Russo Valentini e Roberto Bonatti, del foro di Bologna. Tre i ricorsi incardinati dai firmatari che si oppongono all’obbligo vaccinale, notificati il 16 luglio e il 14 settembre (ma agli atti ne risulta anche un terzo): si tratta di azioni collettive intraprese rispettivamente da 20 persone, da 7 e da 18.

Unico procedimento


L’obiettivo delle azioni legali, che saranno riunite in un unico procedimento, è bloccare ogni atto dell’Asl finalizzato agli adempimenti previsti dopo l’introduzione dell’obbligo vaccinale per il personale in servizio nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie in seguito all’approvazione del decreto 44/2021, poi convertito in legge. I firmatari del ricorso chiedono anche il risarcimento del danno patrimoniale, biologico ed esistenziale subìto a causa dell’azione intrapresa dall’Asl, che ha applicato la procedura sospendendo nei mesi scorsi diverse decine di dipendenti e altro personale impegnato nell’attività sanitaria ma non disponibile a sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid. In provincia l’opposizione al decreto 44 ha assunto varie forme: ai ricorsi al tribunale amministrativo si sono affiancati, in ambito sanitario, i blitz con avvocato negli hub vaccinali (almeno cinque casi sono al vaglio della procura locale che ipotizza l’interruzione di pubblico servizio a carico degli autori della protesta).

Ma in generale l’attività di contrasto all’applicazione della legge, il cui ambito è stato allargato lo scorso settembre, è andata crescendo nei mesi istituzionalizzandosi con cortei (a cui si sono aggiunte azioni di vandalismo, come l’imbrattamento dell’hub di Ferrara) in particolare dopo l’introduzione dell’obbligo di Green pass in tutti i posti di lavoro.

Le sentenze

Per quanto riguarda i ricorsi collettivi al Tar, spesso basati su presupposti che contestano legittimità e costituzionalità della legge (anche rispetto al diritto europeo), diverse sentenze li hanno già respinti. Rispetto alle azioni collettive, spiegano gli addetti ai lavori, risultano più insidiosi e incerti nell’esito i ricorsi che richiamano la tutela del diritto alla privacy o che richiedono un esame più specifico degli aspetti legati al contratto di lavoro.

Il 20 ottobre scorso, comunque, è stata pubblicata una sentenza del Consiglio di Stato che assomiglia a una pietra tombale per questa tipologia di ricorsi collettivi. Il dispositivo della sentenza 7045/2021, sollecitata rispetto a procedimenti adottati dalle aziende sanitarie del Friuli Venezia Giulia, riconosce in pieno legittimità e costituzionalità del principio dell’obbligo vaccinale e afferma che «correttamente il legislatore ha stabilito che la vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative dei soggetti obbligati». Sicurezza e protezione dei lavoratori nei luoghi di lavoro e sicurezza delle cure, rispondenti «ad un interesse della collettività», sono prevalenti sul «diritto al lavoro».

Gi.Ca.

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