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Comacchio. Cadono le accuse all’ex comandante: assolto Nozza

Il maggiore era finito a processo per violenza privata. Ieri la sentenza: innocente “perché il fatto non sussiste”

COMACCHIO. Assolto perché il fatto non sussiste. L’ex comandante della Compagnia carabinieri di Comacchio, il maggiore Luca Nozza, non è responsabile di violenza privata aggravata. Questa era l’accusa mossa nei confronti del militare, e per il quale la procura aveva chiesto una condanna a un anno di reclusione, con sospensione della pena. Accusa caduta con formula piena ieri il tribunale, dove ieri mattina il collegio ha emesso una sentenza di assoluzione, accogliendo la richiesta della difesa, sostenuta dall’avvocato Gabriele Casagrande.

Il maggiore Nozza ha guidato la Compagnia dei carabinieri di Comacchio per sette anni, dal 2009 al 2016, per poi essere trasferito a Mestre. Ed è proprio durante il suo mandato lagunare che erano avvenuti i fatti contestati dalla pubblica accusa. Nozza doveva rispondere di violenza privata aggravata relativa a un lasso di tempo compreso dal gennaio all’ottobre 2015.


In quel periodo un idraulico stava eseguendo alcuni lavori nell’abitazione del maggiore, e in seguito a problemi di salute era stato ricoverato in ospedale.

Secondo l’accusa, il comandante avrebbe costretto l’artigiano a proseguire i lavori anche quando era in convalescenza, gli avrebbe fatto accettare un pagamento inferiore per poi allontanarlo dal cantiere. A sostegno delle accuse, il pm nel corso del dibattimento aveva anche prodotto la registrazione di una telefonata piuttosto colorita ed esplicita tra il militare e l’idraulico, il cui figlio in passato era stato arrestato proprio dai carabinieri lagunari.

Accuse che sono cadute nel corso del processo. Il tribunale non ha riscontrato responsabilità nei confronti dell’imputato, ha ritenuto anzi che i fatti contestati fossero insussistenti, e ha pronunciato una sentenza di assoluzione.

Assoluzione che in un certo senso chiude un lungo strascico di veleni e polemiche nati e cresciuti all’interno della caserma di Comacchio, e sfociati in altri procedimenti penali finiti davanti al tribunale militare di Verona e alla Corte di Cassazione.

Altri undici militari, poi assolti, erano stati processati per diffamazione a causa di un video goliardico.

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