Mini telefonino in carcere, a Ferrara il primo arresto in Italia

Gli agenti penitenziari hanno sorpreso un ergastolano con un cellulare di 6 centimetri. L'accusa è accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti

FERRARA. È stato sorpreso dagli agenti di polizia penitenziaria mentre usava un telefonino l8star "di ridottissime dimensioni, appena sei centimetri", e ora rischia una pena da uno a quattro anni per "accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti".

A essere colto sul fatto dalle guardie del carcere di Ferrara è stato, infatti, un albanese recluso nella sezione riservata ai condannati all'ergastolo o con elevato fine pena.

Il protagonista della vicenda, spiega la procura di Bologna, il cui capo Giuseppe Amato e il sostituto Roberto Ceroni della Dda hanno diretto l'attività di indagine, è un uomo "con un elevato spessore criminale, che opera principalmente nel traffico di stupefacenti", e che dopo essere stato scoperto è stato messo a disposizione del pm ferrarese di turno.

In una nota, la procura bolognese, che tramite la Dda ha coordinato l'indagine - svolta poi dalla polizia penitenziaria e dalla squadra mobile di Bologna - sottolinea che questa attività "appare di rilievo" in quanto è stato arrestato, e "sarebbe il primo caso dopo l'introduzione del reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, il possessore del telefono".

Tra l'altro, evidenzia la procura, "quello dei telefonini si connota sempre più come un fiorente mercato illecito in carcere, in quanto la disponibilità di un telefono cellulare durante il periodo di detenzione, oltre a consentire il prosieguo di intenti e obiettivi criminali, permette di esercitare la supremazia nell'ambito dei rapporti carcerari, mantenere continui contatti con l'ambiente criminale esterno e impartire disposizioni criminose da eseguire al di fuori della struttura penitenziaria".