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Anagrafe, centralini e “info” all’esterno. «Ma cinquanta addetti non sono pochi»

L’assessore Coletti risponde ai sindacati: il nucleo dei servizi resta ai dipendenti. Hanno pesato anche le assenze

FERRARA. I Servizi demografici non saranno totalmente ceduti all’esterno. Il cuore dei servizi, al centro di proteste dei cittadini e mobilitazioni sindacali, e cioè Anagrafe e Stato civile, sono state peraltro delegate dallo Stato al Comune, e devono essere svolti esclusivamente da personale a tempo indeterminato. «Ciò che è oggetto di un’analisi di ricerca di collaborazione - informa Cristina Coletti, assessore ai Servizi demografici - una sorta di partnership con soggetti esterni, è invece l’attività di supporto degli Ufficiali di anagrafe e di stato civile: centralino telefonico, gestione del supporto ai cittadini per le prenotazioni online e un generico supporto delle attività d’indicazione e informazione ai cittadini». Si tratta peraltro di alcuni dei servizi che il lockdown prima e il lavoro da casa poi hanno reso quasi inafferrabili per gli utenti.

Coletti aggiunge che «il modello di riferimento per questo tipo di approccio è la vicina Modena che ha “esternalizzato” servizi di questo genere per oltre un milione di euro l’anno. Consapevoli del difficile periodo economico, tra le condizioni per l’affidamento vi sarà il trattamento economico rispettoso dei contratti collettivi e l’inquadramento e l’impegno di personale del territorio per una sperimentazione che aggiunge un servizio ai cittadini, della durata di sei mesi, per un costo di 130mila euro».


La risposta alla mobilitazione sindacale dei giorni scorsi e alle polemiche in Consiglio comunale, passa però anche da cifre e considerazioni. I dipendenti assegnati al servizio «sono ben cinquanta (2 all’Ufficio elettorale, 15 all’Anagrafe, 5 allo Sca, 11 più 6 allo Stato civile, 10 alle Delegazioni e 1 allo sportello anagrafe di Cona), che per una città come Ferrara non sono certo poche. Inoltre quello che, come tante volte capita, i sindacati fingono d’ignorare e che il nostro Comune non può assumere a causa dei vincoli imposti dalle normative e non a causa della cattiva volontà di chi lo amministra». Palazzo Municipale ha un’incidenza della spesa di personale sulle spese correnti del 41%, «che supera di gran lunga quella di Bologna» continua Coletti.

Dal Municipio filtrano poi dati relativi ad un elevato numero di giorni non lavorati, per i più svariati motivi, dai 50 addetti, che dall’inizio dell’anno hanno accumulato 1.463 giornate di mancata attività dall’inizio dell’anno: un numero che ha fatto balzare sulla sedia il direttore generale Alessandro Mazzatorta. È evidente che il Covid può aver avuto un’incidenza, ma anche questi numeri hanno indotto l’amministrazione comunale ad intervenire sulla falsariga di quanto già successo per le tre biblioteche di quartiere.

Resta da capire cosa succederà dopo i sei mesi di partenza, visto che lo stanziamento per questo capitolo di esternalizzazione è previsto su tre anni, e se anche in altri settori in sofferenza si sta lavorando in questo senso.

Stefano Ciervo

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