Contenuto riservato agli abbonati

Cuochi, camerieri, addetti alle camere: «Mancano centinaia di operatori turistici»

Scolamacchia: faccio colloqui con ex dipendenti, rifiutano Musacci: tre curricula per il ristorante, duecento per il forno

FERRARA. Il boom estivo è passato, ma anche in autunno ristoranti, bar e alberghi non riescono a trovare personale. «Mancano cuochi, camerieri ma anche addetti alle pulizie al piano, stiamo parlando di centinaia di persone nel Ferrarese che stanno frenando la ripresa del settore turistico» è l’allarme di Nicola Scolamacchia, presidente di Confesercenti e gestore di Astra Hotel. Qualche esempio? «Ho fatto un colloquio con un ex collaboratore, 23 anni e bel curriculum tra bar e ristorazione, perché volevo riprenderlo - racconta Scolamacchia - Mi ha dato appuntamento alle 6.30, al termine del turno da Amazon, nel Polesine: mi ha detto che non torna, visto che adesso lavora di notte al venerdì, sabato e domenica e con 22 ore prende come quando faceva il cameriere, a 40 ore. E può dedicare più tempo ai suoi affetti. Stessa cosa per le cameriere ai piani: ho ricontattato ex collaboratrici che ora fanno pulizie negli uffici, anche loro restano dove sono perché lavorano qualche ora nel pomeriggio e non devono pulire quindici bagni al giorno».

E per cuochi e personale di sala dei ristoranti la situazione è la stessa, «molti colleghi si vergognano a dirlo, ma nei locali dell’entroterra e pure qualche ristorante di primo piano a Ferrara c’è chi è costretto a saltare dei turni, a pranzo ad esempio, per carenza di personale qualificato» svela il presidente Confesercenti.


Cosa ha portato a questa situazione? Per Scolamacchia «è in parte l’effetto di ritorno della ubriacatura da Masterchef, quando tutti volevano entrare in questo mondo dorato che in realtà comporta fatiche e sacrifici, oltre che una preparazione specifica. C’è però anche la paura che la ripresa della pandemia possa di nuovo dar chiudere i locali». A rafforzare questa tesi c’è la testimonianza di Matteo Musacci, che gestisce il risorante Apelle e una catena di panetterie, oltre a rappresentare la Fipe: «Cercavo due aiuto-cuochi, un cameriere e tre commessi: per i posti al ristorante sono arrivati tre curricula, per quelli in panetteria 200 offerte. E il datore di lavoro è lo stesso».

Come se ne esce? Secondo Musacci l’unica strada nell’immediato «è il ricorso alla manodopera straniera», che comunque è meno abbondante; in prospettiva, serve «un cambio di condizioni contrattuali, da concordare a livello nazionale, per dare più soldi ma in base alle esigenze aziendali».

Stefano Ciervo

© RIPRODUZIONE RISERVATA