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Favori, regali e la “cresta” sui profitti. Le accuse alla ex gestione della Fiera di Ferrara

Chiusura indagini: concussione, peculato e contraffazione i reati contestati dalla procura ai cinque indagati

FERRARA. È un filone collaterale dell’inchiesta di procura e Finanza sull’appalto da 5 milioni di euro per la ristrutturazione post-sisma dei padiglioni della Fiera, un filone che ruota attorno alla gestione degli allestimenti, del bar, dei parcheggi e della biglietteria.

Il pubblico ministero Ciro Alberto Savino, che in queste ore ha depositato l’atto di chiusura indagini, contesta a vario titolo i reati di concussione, peculato e contraffazione di atti pubblici a Nicola Zanardi, presidente dell’Ente Fiera fino al dicembre 2014 e consigliere delegato del cda fino al giugno 2016; a Filippo Parisini, che subentrò a Zanardi alla presidenza; a Giorgina Arlotti, direttrice dell’Ente; ad Angelo Rollo, titolare della società Webland 2000 che stampava i biglietti di ingresso, e a Pietro Scavuzzo, titolare della Europa Stand, ex incaricato degli allestimenti di Ferrara Fiere e delegato alla riscossione dei profitti della Fiera.


Proprio Scavuzzo, ex pentito di mafia e successivamente estromesso dalla Fiera, ha innescato l’inchiesta con le sue dichiarazioni accusatore e auto accusatorie, dando della gestione fieristica un (presunto) quadro allucinante. Scavuzzo, stando ai capi di imputazione, sarebbe stato costretto prima da Zanardi e poi da Parisini (concussione) a cedere loro il 20% di tutti gli incassi della Europa Stand, con la minaccia di privarlo di tutte le future commissioni per gli allestimenti. Il “conto” pagato a Zanardi ammonterebbe circa 40mila euro, e in più avrebbe costretto Scavuzzo a fornirgli gratis l’allestimento per il matrimonio della figlia e a elargirgli un orologio da 5mila euro, mentre Parisini oltre ai 25.500 euro del 20%, avrebbe preteso e ottenuto la fornitura del mobilio per il suo ufficio di presidenza (18mila euro), un anello con brillante da 12mila euro e lo sgombero/tinteggiatura di un magazzino e di un appartamento a Ro.



Ma le dichiarazioni di Scavuzzo interessano anche i ricavi dei due bar della Fiera, dei parcheggi e degli ingressi su cui un po’ tutti, lui compreso, avrebbero fatto la “cresta”. Creando una doppia contabilità, i profitti non sarebbero stati versati integralmente nelle casse dell’Ente, ma dirottati in parte nelle tasche degli indagati. Così, ad esempio, sarebbero stati sottratti oltre 4.800 euro “in nero” di quanto incassato dai due bar in occasione delle fiere Auto e Moto e Militaria, entrambe del 2016; con lo stesso sistema della contabilità parallela, sarebbero stati sottratti altri 12mila euro dei ricavi dei bar nel corso di una decina di esposizioni tra il 2016 e il 2017. E così anche per i parcheggi - creando un’emissione doppia di biglietti (dai mille ai tremila al giorno) dotati della stessa matrice - e per gli stessi ingressi al quartiere fieristico, sia attraverso una doppia emissione, sia utilizzando un carnet di vecchi ticket, ormai obsoleti e non suscettibili di verifica e controllo da parte della Siae.

E da qui anche la contestazione, dunque, del reato di contraffazione dei sigilli fiscali Siae che riguarda Zanardi, Arlotti e Rollo. C’è infine l’episodio relativo all’esplosione del bancomat Carice all’interno della Fiera, nel gennaio 2015, da parre di malviventi rimasti ignoti. Secondo la procura l’ex presidente Zanardi e l’ex direttrice avrebbero ottenuto un indennizzo di 18.500 euro dall’assicurazione denunciando danni non corrispondenti alla realtà, facendosi poi rilasciare da Scavuzzo due fatture per lavori di ripristino dell’impianto antincendio «in realtà mai effettuato e mai denunciato dallo scoppio, per un ammontare di circa 24mila euro», scrive la procura.

Di «ipotesi inquietanti» parlano il sindaco Fabbri e l’assessore Fornasini, che chiedono «di accertare le eventuali responsabilità e fare chiarezza con celerità». Entrambi sottolineano la «situazione drammatica sotto il profilo dei bilanci e gestionale che abbiamo ereditato». E il sindaco aggiunge: «Chi ha operato malamente deve pagare. Siamo garantisti, lo saremo sempre e abbiamo massima fiducia nella magistratura. Ma i bilanci parlano chiaro, anni di gestioni sbagliate hanno provocato danni enormi alla città». E riguardo alle accuse conclude: «Ci chiediamo che cosa abbia da dire il Pd, che punta il dito su un nostro esponente per un drone e una ruspa».

Alessandra Mura

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