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Ferrara. Riapre la Consolazione, Sgarbi: sarà consegnata al Teatro Comunale

La chiesa rossettiana di proprietà municipale ospiterà attività teatrali. È stata consolidata e restituita ai colori originari. Polemica sulla pedana 

FERRARA. Il ritorno alla città della chiesa di Santa Maria della Consolazione farà più rumore del prevedibile. La conclusione del lungo restauro, celebrata ieri pomeriggio (venerdì 29 ottobre), coincide infatti con la volontà del Comune, che ne è proprietario, di «consegnarla al Teatro Comunale, che ha bisogno di spazi, per attività musicali e teatrali. Questa chiesa deve rimanere sempre aperta alla città» per usare le parole di Vittorio Sgarbi, presidente di Ferrara Arte e portavoce, ha specificato, della volontà dei vertici del Teatro e della stessa amministrazione.

Con toni molto più sfumati, in precedenza, l’assessore Andrea Maggi aveva auspicato che l’edificio recuperato diventasse un «catalizzatore per la città»; la curatrice del restauro, Beatrice Querzoli, indicando gli affreschi absidali con i suonatori di antichi strumenti a corda, si era a sua volta augurata che i liutai possano impegnarsi nel costruirne di simili, da utilizzare in concerti: «Questa chiesa ha coltivato un rapporto con la musica fin dalla sua fondazione, si spera sia mantenuto, con percorsi museali e musicali». Nel chiostro, del resto, si svolgono da vent’anni le rassegne estive di Night&blues.

A questo punto non è possibile ipotizzare come e quando la chiesa verrà restituita alla sua funzione religiosa, la data dell’inaugurazione che circolava nei giorni scorsi, l’1 novembre, è già saltata. Come ha fatto notare peraltro Sgarbi, su indicazione di Andrea Malacarne che ha collaborato al restauro, «non c’è un servizio di sacrestia, servirà una convenzione per individuare spazi idonei. E l’altare era stato portato via».

Non è mancato nemmeno il contrappunto polemico, in quanto il presidente di Ferrara Arte non ha gradito le due pedane in legno striato collocate in mezzo alla navata centrale e nella zona absidale, per ospitare l’impianto di riscaldamento, «è stata una scelta della Soprintendenza contro la volontà di chi ha progettato il restauro. Non condivido nemmeno io, anche se la consulente del Comune, Valentina Lapierre, mi ha fatto notare che la scelta dell’impianto sotto le mattonelle del pavimento a San Cristoforo non sta dando buoni frutti. E magari le pedane possono servire per le attività teatrali». L’impressione è che la cosa non finisca qui.

Il restauro è stato un’operazione importante, innescata dai danni del sisma. La chiesa fu innalzata a partire dal 1501, ed è attribuita a Biagio Rossetti: si è intervenuti sulle fondazioni dei pilastri, su murature, volte e arco trionfale, e lungo la navate con controventature e cerchiature metalliche, lo stesso affresco absidale che ritrae la Madonna è stato oggetto di recupero. È cambiato il colore dell’interno: si è tornati al bianco originario, che era stato sostituito da cotto nella navata. Dovrebbero tornare a breve anche le opere traslocate, tra le quali la tavola della Madonna con bambino di origine bizantina che è all’origine della chiesa, dove, ha ricordato Sgarbi, è stata sepolta Marfisa d’Este.

Chiara Guarnieri (Soprintendenza archeologica) ha ricordato alcune scoperte del cantiere, che rafforzano l’attribuzione rossettiana, mentre Keoma Ambrogio (Soprintendenza architettonica) si è soffermato sul cambio di colore «frutto di studio» e sulla luce artificiale adeguata a quella naturale.

S.C.

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