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Terremoto, 11 mesi al mediatore. Affari-truffa sulle chiese emiliane

Il giudice condanna l’intermediario a risarcire di 76mila euro all’azienda ingannata

FERRARA. Per il giudice reggianoTeresa Antonella Garcea è tutto provato, da qui la condanna a quasi un anno (11 mesi di reclusione e 800 euro di multa) per l’intermediario campano 64enne Vito Zottoli, finito sotto processo per una maxi truffa dai contorni romanzeschi: base logistico- societaria a Londra dell’imputato che sostiene di avere rapporti con il Vaticano e con alti prelati, appalti per milioni di euro con l’obiettivo di restaurare chiese lesionate dal terremoto del 2012 in Emilia (gli interventi ventilati sarebbero stati in alcuni edifici cattolici nelle province di Modena, Ferrara e Bologna) e in Liguria, un cospicuo finanziamento europeo (mai materializzatosi) che doveva “piovere” sulle diocesi interessate, un’impresa di costruzioni di Reggio Emilia a cui il mediatore si rivolge (facendosi poi consegnare fior di acconti) per appaltare i lavori in non poche strutture ecclesiastiche. Azienda reggiana che si è costituita parte civile (tramite l’avvocato Nino Ruffini) e a cui il magistrato giudicante ha riconosciuto un risarcimento-danni di 76mila euro. La sentenza è arrivata. Come sempre l’imputato è un “fantasma”, mentre in aula è presente il titolare 78enne della ditta truffata.

L’avvocato difensore Franco Cardiello ha replicato per circa mezz’ora alle accuse, ritenendo in primis tardiva la denuncia presentata dal costruttore, per poi entrare nelle pieghe dell’imputazione, non ritenendo che vi fossero i presupposti per contestarla al suo assistito, da qui la richiesta d’assoluzione.


Di diverso avviso il legale di parte civile Ruffini che ha rimarcato la buona fede dell’azienda reggiana, resasi disponibile a versare una serie di acconti (circa 75mila euro per la mediazione dell’affare) perché «fiduciosa nella bontà dell’operazione – ha evidenziato Ruffini – visti i rassicuranti agganci in Vaticano, specie con un alto prelato emiliano. Purtroppo era tutto un inganno e l’imprenditore edile si è ritrovato con nulla in mano. La società inglese si trova in stato di liquidazione dal gennaio 2014 e il mio assistito vuole giustizia». Dalla camera di consiglio il giudice Garcea ne uscirà avendo, in pratica, solo “limato” la richiesta di condanna della Procura (un anno di carcere la proposta del pubblico ministero in aula). È giunta così a conclusione in primo grado una vicenda giudiziaria complessa, con tanto di ben due richieste di archiviazione del caso da parte della pm Isabella Chiesi (titolare del fascicolo), a cui la parte civile si è sempre opposta in altrettante udienze, ottenendo dal gip che l’inchiesta per truffa finisse in un’aula di tribunale. Nove anni contrassegnati da una serie intricata di incontri, lettere d’incarico, fior di quattrini versati come acconto, sopralluoghi, progetti visionati, finché nella primavera 2014 scatta la denuncia nei confronti dell’intermediario che non si fa più trovare.

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