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Ferrara. Il caso stadio Mazza  e la superperizia. Il giudice non decide ancora

Da quasi due mesi senza risposte la richiesta di incidente  probatorio: la Spal vuole far  presto, ma c’è l’incognita della indagine tecnica da rifare 

FERRARA. Da oltre due mesi il caso stadio è in stallo, e così i tempi per la “consegna” del Paolo Mazza si dilatano a dismisura: tutto ruota attorno alla mancata decisione sulla richiesta di incidente probatorio presentata dai nove indagati rimasti – l’imprenditore Tassi e i tecnici coinvolti – in merito ai lavori sulle strutture dello stadio Mazza, che i consulenti della procura (Pellegrino e Organte) ritengono non sicure per l’apertura al pubblico.

Curva Est e gradinata Nord, infatti, ritenute non a norma dai tecnici della procura sono ancora off limits e lo resteranno a lungo prima del pronunciamento del giudice delegato a questo caso, il gip Danilo Russo sulla superperizia. Le strutture, infatti, restano ancora sotto sequestro, vietate al pubblico, la loro riapertura è condizionata all’esecuzione dei lavori correttivi imposti da procura e dai periti per rimediare alla “pericolosità”. La Spal – la nuova società di mister Tacopina – ha già dato la propria disponibilità – con un progetto concreto e i soldi – a far fronte ai lavori e mettere a norma il tutto. Ma non può farlo, prima che il giudice Russo decida sull’incidente probatorio o meno.


Perché, ricordiamo, gli stessi legali degli indagati – convinti della assoluta correttezza dei progetti, collaudi e lavori sulle strutture – vogliono che la perizia in incidente probatorio venga eseguita sullo stato attuale delle strutture, non quello che verrebbe modificato dall’intervento correttivo. E allora, non resta che aspettare ancora, non si quanto poiché non vi sono limiti per la decisione del giudice. Il sequestro, come si ricorda, era stato deciso dal giudice Danilo Russo su richiesta della procura forte delle conclusioni del proprio consulente Carlo Pellegrino che aveva messo nero su bianco che così com’è oggi lo stadio «c’è una probabilità di collasso maggiore – rispetto a quella prevista dalle norme». Conclusioni assai avversate dai legali degli indagati che ora, in posizione assai diversa da quella della Spal, chiedono altre verifiche tecniche e giudiziarie poiché assolutamente convinti della bontà dei lavori e della correttezza degli atti tecnici.

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