Processo “Spese pazze” in Regione, assoluzione per Mauro Malaguti

Per la Corte di appello di Bologna «il fatto non costituisce reato». Il leader di FdI: «Finisce un incubo»

FERRARA. Assolto perché il fatto non costituisce reato. Si chiude così per Mauro Malaguti, attuale coordinatore provinciale di FdI, un decennio da incubo. Un incubo giudiziario che andava avanti dall’inizio del “caso spese pazze” che tra 2010 e 2011 ha investito la Regione Emilia-Romagna (e tante altre). L’ultima sentenza, di secondo grado, è dell’altro ieri, giovedì scorso: la Corte di appello di Bologna assolve, appunto, Mauro Malaguti con la formula «perché il fatto non costituisce reato».

Come si ricorderà, l’ondata di indagini e denunce prese il via in quegli anni sulla base di alcune testimonianze relative a usi impropri dei fondi che le Regioni destinano ai diversi gruppi consiliari.


Malaguti, eletto consigliere regionale nel 2010 nelle fila del Pd (in quota An) rimase invischiato nell’inchiesta: fatti che riguardavano il 2013 e 2014, e per i quali venne rinviato a giudizio nello stesso 2014. A Malaguti venivano contestate spese “improprie” per 56mila euro e il rinvio a giudizio arrivò a pochi giorni dalle Regionali del 2014. Malaguti e il suo avvocato Alberto Balboni, senatore di Fdi, e da sempre sostenitore di Malaguti, scelsero il rito abbreviato «documentando – ha sottolineato ieri lo stesso Balboni – la legittimità di tutte le spese sostenute da Malaguti». Sta di fatto che nel 2017 il tribunale di Bologna condannò Malaguti a 1 anno e 4 mesi (pena sospesa) per spese non “giustificate”, spese che ammontavano non più a 56mila euro bensì a soli 1. 042 euro. «Ma non era soltanto la condanna e la cifra incriminata a farci male – ha detto ancora l’avvocato Balboni – quanto il fatto che il reato era quello di peculato, particolarmente odioso soprattutto per chi esercita cariche pubbliche».

Malaguti venne condannato nell’estate di quel 2017. L’attuale coordinatore provinciale di Fdi era inizialmente imputato per 56mila euro di rimborsi non giustificati.

Venne assolto per la stragrande maggioranza dei capi d’accusa, tranne due (un rimborso chilometrico per un viaggio a Milano per una riunione tra consiglieri regionali, e una cena a Cento con amministratori locali del Pdl). Il tutto, appunto, per la cifra di 1. 042 euro.

Giovedì scorso, l’assoluzione della Corte d’appello di Bologna, una sentenza che per Malaguti suona come la fine di un incubo: «A dieci anni dall’indagine – ha detto ieri Malaguti, nello studio dell’avvocato Balboni – sette dall’avviso di garanzia e quattro dalla sentenza di primo grado con la condanna di peculato per una cifra di circa mille euro, finalmente è arrivata l’assoluzione con la sentenza d’Appello. È finito un incubo – ha detto ieri, ancora provato, Malaguti – anche se, di fatto, la pena l’ho già scontata. In questi anni sono stato sottoposto a una gogna mediatica che non auguro a nessuno. Gli amici, chi mi conosce bene, mi ha manifestato da subito solidarietà, e di questo li voglio ringraziare di cuore, in particolare il senatore Balboni che mi ha sempre difeso in aula e fuori dall’aula. Ma in tanti che magari in passato mi hanno votato ma non mi hanno conosciuto personalmente il dubbio poteva insinuarsi. Questa è la cosa che ho sofferto di più – dice ancora Mauro Malaguti –, il pensiero di aver deluso chi mi aveva dato la sua preferenza in una delle tante elezioni a cui ho partecipato. L’idea che dopo tanti anni di politica, portata avanti con risorse personali perché nel frattempo ho sempre lavorato, in molti abbiano pensato: “Eccone un altro, alla fine sono tutti uguali”. Anche per questo appena arrivato l’avviso di garanzia, senza aspettare alcuna sentenza – ha detto ancora Malaguti – mi sono subito dimesso dalla carica pubblica che allora ricoprivo». Secondo Balboni infine «la vicenda è destinata a chiudersi qui, visto che la procura generale non ha mai impugnato una sentenza in simili circostanze».

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