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Bondeno, omicidio Placati: i pm chiudono l’indagine. L’accusa: «L’assassino è il suo compagno»

Atti depositati contro Doriano Saveri, unico indagato per la morte di Rossella nella casa di Borgo San Giovanni, il 22 febbraio

BONDENO. Lo disse subito, urlando quella mattina del febbraio scorso presentandosi in caserma a Bondeno, senza chiamare i soccorsi nella casa di Borgo San Giovanni dove c’era il corpo senza vita di Rossella Placati: «Io non c’entro nulla, non c’entro, ma lei è morta, è morta». Da quel giorno, 22 febbraio scorso, Doriano Saveri, 45 anni, artigiano edile, è stato l’unico indagato per l’omicidio della compagna, con cui abitava nella casa dove la donna venne trovata morta.

E unico indagato è rimasto dopo quasi un anno di indagini dei pm Lisa Busato e Stefano Longhi che hanno coordinatogli accertamenti dei carabinieri di Bondeno e del reparto investigativo e della sezione del Ris di Parma, chiudendo l’indagine per omicidio e depositando l’atto d’accusa contro Saveri: omicidio volontario aggravato proprio dal rapporto di convivenza che Saveri aveva con la Placati. Anche se ormai era un rapporto chiuso, e secondo la tesi investigativa, un possibile movente dell’omicidio.


ACCUSE DA DIMOSTRARE

Tesi d’accusa, si badi bene, che dovranno essere dimostrate nelle varie tappe processuali che si dipaneranno d’ora in poi. Questo atto è la classica “discovery” che dà la possibilità alle parti, i legali della difesa di Saveri (Longobucco e Palma) e a quelli della famiglia della donna (Caniato e Maggi) di prendere visione delle carte, di tutto il materiale di prova e dei riscontri d’accusa, come le intercettazioni telefoniche e soprattutto i risultati delle varie perizie dei carabinieri del Ris. Che avrebbero portato i riscontri finali alla procura per chiude l’indagine e ritenere Saveri l’autore dell’omicidio. Altro al momento non è possibile sapere, visto l’assoluto riserbo (dovuto anche e soprattutto al nuovo decreto sulla “presunzione di innocenza”) per cui i processi si debbono fare nelle aule di giustizia e non sui giornali, evitando di indicare la colpevolezza di un indagato se non a sentenza definitiva. Questioni tecniche e non solo, che vanno soppesate soprattutto in un caso come questo dove l’unico indagato, Saveri, dal 22 febbraio ad oggi ha ripetuto continuamente di essere totalmente estraneo all’omicidio.

I riscontri però dicono altro. O meglio i “gravi, precisi e concordanti indizi” che emergono dalle carte processuali. La classica prova provata, però, non c’è: ad esempio l’arma del delitto, cercata e ricercata dai sub dei Carabinieri nel Cavo Napoleonico, nell’area sotto il ponte del Cavo, a Ospitale di Bondeno. E allora restano le accuse, mosse e che – ribadiamo – dovranno essere dimostrate nei processi. Accuse che sono state sintetizzate dai due magistrati nel loro atto di sintesi a chiusura indagine, con la successione del fatto, della brutalità con cui Rossella Placati venne colpita e uccisa. Uccisa la notte tra la domenica del 21 febbraio e quel lunedì mattina, del 22, quando Saveri si presentò alla caserma di Bondeno. La morte risalirebbe ad un orario compreso tra l’1. 30 e le 5. 30 di quel lunedì, quando nella casa di Borgo San Giovanni oltre alla Placati era presente solo Saveri. Che, come lui stesso disse agli inquirenti, si assentò di casa la sera prima, soltanto per poche ore dalle 20 alle 22. Per uscirne la mattina presto attorno alle 6.

Secondo la sintesi dell’accusa la donna venne massacrata con violenza e brutalità: prima con un pugno al volto che procurò lesioni e fratture a bocca, naso e denti (particolari riferiti nel campo di incolpazione per sottolineare al violenza dell’uccisione). Poi colpita con un coltello quattro volte al petto, due di queste in modo profondo e quindi una volta seduta a terra colpita alla testa con un corpo contundente che non le lasciò scampo viste le lesioni devastanti che quell’arma (una martellina?) le procurò.

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