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Aviaria in allevamento, cinquantamila tacchini messi sotto sequestro a Lagosanto

Dettate misure urgenti per impedire la diffusione del virus. Accesso permesso solo agli addetti alla gestione del focolaio

LAGOSANTO. Ancora un focolaio di influenza aviaria nel Basso ferrarese, ancora un sequestro precauzionale di decine di migliaia di tacchini. A meno di un mese dall’emergenza sanitaria che aveva riguardato un allevamento di Codigoro, stavolta il virus ha colpito a pochi chilometri di distanza appena, sul territorio di Lagosanto.

Precisamente all’interno dell’allevamento avicolo Lagosanto 1, presente in via Valle Isola, la cui proprietà è della Società Agricola Alimentare che ha la propria sede legale a Santa Sofia (Forlì-Cesena) e che fa parte del noto gruppo Amadori. A cui si rivolge con prescrizioni molto precise sia il Comune laghese che l’autorità sanitaria.


La segnalazione

Il focolaio di influenza aviaria è stato riscontrato, lo scorso 5 novembre, dal personale del Centro nazionale di referenza per l’influenza aviaria presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. Si tratta di aviaria, nel dettaglio virus influenzale tipo A, sottotipo H5N1. Il livello viene definito dagli esperti “a bassa patogenicità”: il virus causa in questi casi un’affezione leggera, prevalentemente respiratoria, salvo aggravamento dovuto ad altre coinfezioni o ad altri fattori.

Tanto è bastato a dare l’allerta all’Asl di Ferrara (e di qui all’amministrazione comunale) per la necessità di adottare i provvedimenti urgenti di polizia veterinaria al fine di impedire il diffondersi della malattia. Anche perché all’interno dell’allevamento è presente un gran numero di tacchini da carne, ossia circa 49.650.

I provvedimenti

Nell’ordinanza firmata lunedì dal sindaco Cristian Bertarelli non si parla di abbattimenti. Viene disposto però che “tutti gli animali presenti nell’allevamento siano posti sotto sequestro sanitario, con divieto di farli uscire dall’allevamento, sia vivi, sia le eventuali carcasse”. Così come è vietato introdurre altri animali, mentre il personale dell’allevamento deve coadiuvare i veterinari Asl “nelle operazioni di censimento degli animali, di prelevamento dei necessari campioni, di esecuzione di altre necessarie manovre diagnostiche”. Impedito anche l’accesso a chiunque non sia impegnato nella gestione del focolaio.

Il precedente

L’emergenza era scattata anche a Codigoro, attorno alla metà di ottobre. All’interno dell’allevamento della società agricola Ca’ Delta era stato necessario abbattere, nel giro di pochi giorni, ben 37.817 tacchini. Dopo l’abbattimento dei capi si sono tenute le operazioni di pulizia, lavaggio e disinfezione al fine di poter garantire, nei tempi tecnici stabiliti per legge, il ripopolamento e la ripresa dell’attività. Considerata la localizzazione dell’allevamento in prossimità di aree umide frequentate da avifauna selvatica, l’ipotesi è che l’infezione sia stata introdotta da uccelli selvatici, che sono portatori naturali del virus.

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