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Ferrara. «Quelle crepe sui muri e le case che tremano». La rabbia di chi abita sulla via Gerusalemme

Viaggio tra chi vive a pochi metri dal cantiere per la ferrovia interrata.  Fenditure da cui si vide all’esterno. E un monito: il sindaco ci ascolti 

FERRARA. Crepe nei muri, fenditure, pavimenti che si muovono, mattonelle che “danzano”. Vivere praticamente con l’ombrello aperto, in casa. È la condizione in cui sono costrette a vivere 10 famiglie che abitano in via Gerusalemme Liberata, una stradina che gira intorno a se stessa, quartiere via Bologna, e che oggi appare tutto fuorché liberata, perlomeno dai problemi denunciati da chi ci abita. Uno spicchio di Ferrara che sarebbe anche carino: giardinetti, verande, cortili ben tenuti. Peccato che da circa 2 anni le ruspe in funzione dalla mattina alla sera per la costruzione della ferrovia interrata lavorino a qualche metro dal perimetro delle case. «Lei pensi che dalle 6 della mattina alle 6 di sera il rumore è questo – ci dice sul posto Enrica Bruni, che assieme ad Antonella Bergonzini è diventata la portavoce delle famiglie coinvolte – Noi ci stiamo mettendo faccia, nome e cognome – dice ancora Enrica – perché queste sono le case che ci siamo fatti con tanti sacrifici».

E ora, oltre alla stabilità di queste abitazioni, la paura è anche quella che, facendo passare altro tempo, in queste case possa filtrare anche la pioggia. Non bastassero gli altri guai. Le altre voci che raccogliamo raccontano la stessa amara quotidianità. Ai muri esterni i tecnici che seguono anche i lavori per la stessa ferrovia hanno attaccato dei rilevatori statici attraverso i quali è possibile capire se, per esempio, un muro si è spostato. Anche solo di un millimetro.

Ma ogni giorno in più che passa si porta appresso una preoccupazione in più. Crepe nei muri e sul soffitto, intonaci sulle facciate esterne che, spesso, cadono a pezzi. Tutto documentato. Con un monito che ora Enrica e gli altri residenti di via Gerusalemme lanciano senza stare tanto a pensarci: «Dopo aver segnalato il caso al Comune attraverso vari canali, diciamo ufficiosi ma che si sono rivelati inutili, ora chiediamo che sia direttamente il sindaco Alan Fabbri a incontrarci ascoltando le nostre ragioni. Anzi – conclude Enrica, e con lei gli altri residenti – cogliamo proprio questa occasione per chiedere al sindaco un incontro. Solo il primo cittadino può essere un interlocutore concreto, risolutivo di una situazione che non può più andare avanti così».

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