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Inchiesta  sui lavori, bocciata la superperizia per lo stadio

Il giudice non accoglie la richiesta degli indagati. Ora la Spal di Tacopina potrà iniziare i lavori per cancellare il sequestro

FERRARA. La superperizia non s’ha da fare: il nuovo esame tecnico, superpartes, chiesto dai legali degli indagati dell’inchiesta sui lavori allo stadio Paolo Mazza è stato bocciato dal giudice Danilo Russo, dando così – indirettamente – il via ai lavori di ristrutturazione e ripristino della sicurezza di Curva Est e Gradinata Nord, condizione essenziale dalla procura per poter disporre il sequestro delle due strutture. E consentire, finalmente, alla Spal di mister Joe Tacopina, di poter avere la massima disponibilità di spettatori (oltre i limiti Covid) presenti allo stadio Mazza. La decisione del giudice Russo era attesa, attesissima, perché di fatto si era creato uno stallo da oltre due mesi sulla vicenda dello stadio Paolo Mazza che lo vede ormai da due anni (luglio 2019) al centro delle cronache cittadine e dei provvedimenti giudiziari e tecnici che si sono susseguiti da allora. La superperizia era stata presentata dagli indagati rimasti – tra questi l’imprenditore Tassi e i tecnici coinvolti in primis – con la formula dell’incidente probatorio: un esame che avrebbe dovuto stabilire se accogliere o smentire le conclusioni dei periti della procura (Pellegrino e Organte) che hanno ritenuto non sicure per l’apertura al pubblico Curva Est e gradinata Nord.

Individuando una serie di errori di progettazione e realizzazione messi in luce dall’inchiesta. Tutti problemi tecnici alle strutture, ritenute non a norma poiché «c’è una probabilità di collasso maggiore rispetto a quella prevista dalle norme» avevano scritto nero su bianco Pellegrino e Organte. Insomma le strutture sono pericolose, e per ovviare a questa situazione di non sicurezza avevano anche indicato come urgenti i lavori, conteggiandoli in 600mila euro. Che ora Tacopina si è detto disponibile a coprire, al momento, e che in futuro potrebbe aprire contenziosi per danni senza fine. I legali degli indagati – in primis il costruttore Tassi, le altre ditte interessate e i tecnici Travagli e Colombi – si sono sempre detti convinti della assoluta correttezza dei progetti, dei collaudi e dei lavori sulle strutture, e per questo motivo hanno contestato, da sempre, e soprattutto in questa ultima fase dell’indagine, le conclusioni dei consulenti della procura: da qui la richiesta di incidente probatorio da far eseguire ad un perito sopra le parti, però sullo stato attuale delle strutture, non quello che verrebbe modificato dall’intervento correttivo nel caso fosse stato dato già il via libera all’intervento della Spal.

Ora con la decisione del giudice Russo, che ha bocciato l’incidente probatorio, gli stessi legali valuteranno se e come poter presentare ricorso contro questa decisione.

Ovviamente tutto ciò riguarda il dissequestro sarà deciso quando i lavori correttivi saranno terminati, per cui la stessa Spal sarebbe già pronta a presentare un progetto esecutivo. Ma sul sequestro, pende ancora una coda giudiziaria in questa vicenda contorta: gli stessi difensori degli indagati, infatti dopo il primo ricorso al tribunale del Riesame di Ferrara che aveva bocciato la loro richiesta, ora hanno rinnovato il ricorso in Cassazione che verrà discusso il prossimo 12 gennaio.

D. P.

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