Bonifica, il consorzio di Burana e il piano per la tutela del territorio

Oltre all’approvvigionamento idrico in 53 comuni di 5 province, l’importante ruolo di difesa del suolo

Il Consorzio della Bonifica Burana ha organizzato una giornata conoscitiva per permettere a diverse figure istituzionali e politiche del territorio di toccare con mano il lavoro del Consorzio e le strutture di bonifica.

In particolare, dopo un primo momento informativo sul ruolo del Consorzio della Bonifica Burana e sul comprensorio in cui opera (si tratta infatti di un Ente interprovinciale e interregionale che presta la propria attività in 53 comuni distribuiti su 5 province, Modena, Bologna, Ferrara, Mantova e Pistoia e 2 regioni, Emilia-Romagna e Lombardia), il gruppo si è portato nel cuore della bonifica, agli impianti di Bondeno dove per pendenza naturale dei terreni si indirizzano – con l’aiuto delle idrovore - gran parte delle acque raccolte dai canali nella bassa pianura a nord della città di Modena.


Il Presidente del Consorzio, Francesco Vincenzi, spiega com’è nata questa giornata: «Ogni qual volta cambiano i nostri interlocutori a livello politico-amministrativo, riteniamo doveroso organizzare momenti come quello di oggi per far toccare con mano il lavoro della Bonifica Burana nella difesa idraulica del territorio - sia di pianura che di montagna - e nell’approvvigionamento idrico a favore dell’importante economia agricola delle nostre terre, nonché per la loro valorizzazione ambientale. Questo serve per far capire ai nostri interlocutori che il reticolo idrografico secondario, quello dei canali di bonifica, ha un ruolo tutt’altro che secondario come si è potuto drammaticamente appurare anche durante gli eventi alluvionali recenti. In emergenza diventa ancora più evidente come un lavoro di concertazione tra gli Enti (Prefettura, Regione, Aipo, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Comuni, ecc.) sia basilare, ognuno con il proprio ruolo».

A Bondeno il direttore del Consorzio, Cinalberto Bertozzi, ha guidato i presenti alla scoperta del funzionamento degli impianti idrovori. In particolare, ha spiegato l’importante ruolo rivestito dagli impianti di bonifica durante la rotta del fiume Panaro di dicembre 2020 e in quella di Secchia del gennaio 2014: «Sebbene non rientri nelle nostre competenze la gestione dei fiumi (ricordiamo che gestiamo solo il reticolo idrografico artificiale) - ha ricordato Bertozzi -, quando si verificano tali eventi drammatici, il ruolo dei nostri canali e impianti passa in primo piano perché fondamentali per far transitare le acque verso valle il più velocemente possibile. Proprio per aumentare la potenzialità di scolo è stato progettato il nuovo impianto di sollevamento Cavaliera che sorgerà a fianco del Pilastresi e che servirà a fronteggiare piene anche anomale, in tempi più rapidi. Ma è nella gestione ordinaria dei 242.521 ettari di territorio in nostra gestione, nei pompaggi, nella sorveglianza attiva dei 2.400 km di canali presenti, nelle manovre idrauliche di ogni giorno, nei lavori di manutenzione che si rivela la forza silenziosa, basilare del Consorzio».

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