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Ferrara, filiera corta e fiducia: dai campi la rivincita del chilometro zero

L’annata è stata difficile, la carta vincente è il rapporto con i clienti. «Preferisco comprare da aziende che conosco» 

FERRARA. Il cibo come alleato della salute, un gustoso “farmaco” da saper apprezzare anche per i suoi benefici e non solo per il suo sapore. Poi la ricerca della qualità, della stagionalità e della filiera corta, un’esigenza che in un mondo sempre più globalizzato si sta facendo strada con forza. E, non da ultimo, un rapporto diretto, di prossimità, con la clientela, che sembra avvertire una crescente nostalgia per le rivendite di quartiere e i mercati rionali, dove la verdura sfoggia orgogliosamente residui di terra, quasi un’etichetta che certifica la tracciabilità.

Sono le premesse che stanno riempiendo di visitatori, e acquirenti, il padiglione di Campagna Amica, la manifestazione di Coldiretti che prosegue anche oggi. Ieri, giornata di esordio, molti ne hanno approfittato per fare la spesa tra gli stand colmi di prodotti.


«Per noi non è una novità, da tempo frequentiamo il mercato coperto di via Montebello, comprare direttamente dai produttori è diventata ormai una regola», spiega una coppia. «Con la clientela – conferma Monia Dalla Libera, responsabile di Donna Impresa Ferrara e vicepresidente di Agrimercato – abbiamo instaurato un ottimo rapporto, e molti che sono qui oggi li vediamo spesso in via Montebello». La sua postazione trabocca di trecce d’aglio di Voghiera Dop: «La produzione è andata bene, abbiamo avuto un’annata buona come quella dell’anno scorso, ed è una fortuna poter contare su zone vocate. Nessun problema anche per i seminativi, i prezzi sono buoni». Più critica invece la campagna della frutta: «Gelate, cimice e malattie hanno ridotto la produzione almeno del 10 per cento. C’è poco prodotto, e i prezzi sono aumentati, ma non abbastanza da compensare le perdite».

Ogni primo e terzo venerdì del mese la rivendita di “Nonno Contadino” è presente al mercato di Porta Paola, proponendo parmigiani e caciotte, ma anche burro e creme. «I clienti già conoscono la nostra produzione – dice Fernando – e sono molto attenti nella scelta: si informano su colore, sapore e stagionatura, che può arrivare fino a sessanta mesi».

L’attenzione alla stagionalità e al “chilometro zero” premia il territorio: «Preferisco comprare dalle aziende che conosco, purtroppo i ritmi di vita e di lavoro non sempre mi permettono di rifornirmi ogni giorno di prodotti freschi, ma faccio il possibile», sottolinea Sonia mostrando una sportina di radicchio. «C’è una bella risposta da parte della gente – aggiungono dall’azienda Balboni – L’annata non è stata facile, soprattutto per le pere che sono poche, ma riusciamo a tenere i prezzi bassi, perché le produciamo noi. Le persone cercano prodotti di stagione, del territorio, le rivendite di prossimità ispirano fiducia».

Da circa sei anni l’azienda agricola “La Polita” di Solarolo coltiva anche le noci, uno dei frutti autunnali per eccellenza. I loro effetti benefici sulla salute le rendono particolarmente popolari, e c’è chi sta facendo grandi scorte confidando sulla loro lunga conservazione: «La raccomandazione è di mangiarne dalle tre alle cinque al giorno – dicono i titolari – E sono molto richieste sia dagli anziani che dai più giovani. I prezzi? Dipendono dalla dimensioni: 6 euro al chilo le piccole, 7 le medie e 8 le grandi». Carla Grossi, dell’omonima azienda di Chiesuol del Fosso, offre assaggi di una deliziosa tenerina di zucca, anch se «le verdure più richieste sono i finocchi, meno invece il cavolo, il radicchio e la stessa zucca». L’annata è stata difficile: «Niente pesche, zero susine e albicocche. I prezzi c’erano, soprattutto per le pere, a mancare è il prodotto: abbiamo 5 ettari di Abate, la produzione minima è di 700 quintali, quest’anno sono arrivati a 50». Una costante, invece, è «il rapporto con la clientela, c’è un ritorno alla genuinità».

Alessandra Mura

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