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Comacchio. Alla scoperta del mistero che porta le anguille fino al Mar dei Sargassi

Un sistema di monitoraggio messo a punto per capire e studiare il loro percorso. La liberazione  di due quintali di esemplari  

Comacchio: alla scoperta del mistero che porta le anguille fino al Mar del Sargassi

COMACCHIO. Attraverso un sistema all’avanguardia di boe sonar a mare, presto il viaggio misterioso delle anguille dal Mar dei Sargassi resterà confinato ai libri di storia. Un progetto triennale di tutela e conservazione dell’anguilla europea, denominato Lifeel, da 4 milioni di euro, vede in partnership numerosi tra enti ed istituzioni, impegnati sinergicamente a salvaguardare una specie ittica, tra le più minacciate dall’estinzione, a causa dell’inquinamento e della pesca.

Dopo la liberazione, nei giorni scorsi, di 100 anguille marcate, ossia munite di tag (etichette non invasive), oggi (martedì 16 novembre) a Stazione Foce è stata ripetuta l’esperienza, assolutamente innovativa, «necessaria a ricostruire tutte le rotte migratorie delle anguille – spiega Mattia Lanzoni, biologo e ricercatore scientifico del Dipartimento di Scienze dell’ambiente e della prevenzione dell’ateneo ferrarese, referente del progetto con il responsabile, il professor Giuseppe Castaldelli –. Il progetto Lifeel, iniziato a fine 2020, sospeso poi a causa della pandemia, sarà realizzato tra il bacino idrografico del Po, il mare Adriatico e le isole greche ed è articolato in tre azioni principali – prosegue Lanzoni –, la ricostruzione delle stock di anguille europee, la salvaguardia di esemplari adulti come potenziali riproduttori, attraverso la certificazione delle anguille migliori (si riconoscono dalla misurazione, dall’occhio, dalla colorazione dal diametro), oltre al supporto nel reclutamento degli animali giovani. Il nostro compito consiste in un monitoraggio e nella marcatura delle anguille selezionate, che poi saranno liberate e potranno essere riconosciute da qualsiasi pescatore». Gli attori del progetto, finanziato dall’Unione europea sono le regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, i due parchi regionali veneto ed emiliano romagnolo, le università di Ferrara e Bologna, oltre ad altri enti greci. In sostanza uno stock di anguille sarà liberato, dopo l’applicazione di un tag, per individuare l’inizio di un lunghissimo tragitto, quello tuttora misterioso, che porta la specie ittica a riprodursi nel Mar dei Sargassi. Un sistema di boesonar da Porto Garibaldi a Cesenatico, nel primo anno di attuazione del progetto Lifeel è destinato ad intercettare le prime fasi, nel bacino dell’Adriatico, di una migrazione che dura circa sei mesi. L’obiettivo è molto più ambizioso e consentirà di monitorare anche gli sbarramenti fluviali.

Ecco perché è coinvolta anche la regione Lombardia: «Andremo a monitorare e a ricostruire le scale di risalita delle anguille – chiarisce il ricercatore scientifico, referente del progetto Lifeel – in prossimità delle dighe del fiume Po e dei suoi affluenti. Nella nostra zona sono interessate le dighe sul Po di Volano, lungo il canale navigabile, in prossimità di Valle Lepri, fino a toccare Piacenza e gli sbarramenti presenti in Lombardia. Qualora le anguille volessero tornare al mare Adriatico, troveranno turbine idroelettriche. Saranno presenti dissuasori, costruiti con azioni di ingegneria ambientale, necessari a quelle anguille che volessero tornare verso il mare Adriatico».

Oggi sono stati liberati due quintali di anguille marcate. Tutte le associazioni di pesca professionale e sportiva sono state informate: la cattura è vietata.

Katia Romagnoli

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