Allagamenti, è Ferrara l’area più a rischio dell’intera Italia

Il rapporto Ispra pone il 100% della provincia in zona “rossa” L’Alto Ferrarese teme i corsi d’acqua, la costa il meteo pazzo  

il report

Il 5,4% del territorio nazionale ricade in aree potenzialmente allagabili, in caso di evoluzioni meteo considerate probabili, e la percentuale sale al 14% con scenari già più estremi. Lo ha scritto ieri il rapporto Ispra, l’istituto nazionale per l’ambiente diretto da Alessandro Bratti, e già sono sembrati numeri preoccupanti a tutti i commentatori. C’è da chiedersi, però, cosa dovrebbero dire i ferraresi in proposito del dato che riguarda la provincia estense: addirittura il 100% della popolazione residente, infatti, risulta esposta a rischi di alluvione in caso di eventi che hanno una probabilità medio/bassa di scatenarsi. Un primato assoluto in Italia, non avvicinato nemmeno da quella Rovigo (99,1% il suo dato) che proprio in questi giorni ricorda il 70esimo della tremenda alluvione del 1951. Non una sorpresa per chi ricorda come gran parte del territorio ferrarese sia sotto il livello del mare, tenuto a secco dagli impianti di bonifica, ma certo un’annotazione poco confortante nei giorni post-conferenza sul clima, con gli scenari più nefasti che sembrano avvicinarsi.


Il report Ispra entra nello specifico dei comuni e fotografa un apparente paradosso: a rischio maggiore in caso di eventi con alta probabilità di concretizzazione c’è l’Alto Ferrarese, anche per la minaccia dei corsi d’acqua che possono andare in crisi anche per piogge molto forti. La totalità della popolazione di Poggio Renatico e Vigarano, e l’82% di Terre del Reno, sono infatti catalogate in questa maniera. Il rischio sale al 100% per la zona costiera negli altri due scenari, medio e bassa probabilità, che sono legati appunto a grandi cambiamenti climatici. Vi sono potenziali conseguenze anche sui beni artistici, in quanto 118 su 261 catalogati nel Centese sono a rischio immediato, contro i 48 su 1.475 della città capoluogo. La prospettiva cambia ma solo leggermente per gli impianti a rischio d’incidente grave, due dei quali (su 13 presenti) sono “alluvionabili” anche senza cambiamenti climatici devastanti.

S.C.

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