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Sfrattato per morosità dorme davanti a casa. Poi un cittadino decide di dargli un alloggio

La triste storia trova un lieto fine grazie ad un gesto generoso. "Sono in torto ma ho perso il lavoro per malattia. Grazie dell'aiuto"

COMACCHIO. giorni davanti all’uscio della casa da cui è stato sfrattato, ma ieri mattina è arrivata la svolta. Tutto è cominciato venerdì scorso, quando l’ufficiale giudiziario, accompagnato da funzionari dell’Acer e del Comune e dai carabinieri di Comacchio, si è presentato al terzo piano di una palazzina popolare, in via Chiavica 3, per dare seguito a uno sfratto esecutivo. «Sono dovuto uscire di casa in furia e fretta con mia moglie Francesca e i miei due figli, Gianluca di 22 anni, l’unico che lavora, Raffaele di 27 anni e i nostri tre cani – racconta Davide Buzzi, comacchiese, che ha perso il lavoro in seguito a una grave malattia –; in queste notti ho dormito davanti all’uscio con i cani, mentre mia moglie si è trasferita da sua mamma e i figli dalla nonna. Un amico mi ha accolto a mangiare a casa sua».
Ad accentuare lo stato di prostrazione e di smarrimento del nucleo familiare ha contribuito lo stato di salute del capo-famiglia, colpito un anno fa da una grave patologia, che ha comportato continui ricoveri in ospedale e cure salvavita, tuttora in corso. «Mi sono ammalato e non sono più riuscito a lavorare – si sfoga Buzzi – e così sono anche rimasto disoccupato. È vero che sono io in torto, ma non riuscivo più a pagare gli affitti, non so più dove sbattere la testa e dovendo andare avanti e indietro da Cona per sottopormi alla chemioterapia, non avevo neppure la lucidità necessaria per trovare una soluzione».

ACER SPIEGA

Interpellata per fare chiarezza attorno a un caso umano, che alla disperazione per la perdita dell’alloggio unisce una problematica seria legata alla salute del capofamiglia, Acer Ferrara replica punto per punto. «Abbiamo portato in esecuzione la decadenza per morosità – spiega Angela Molossi, dirigente sel Servizio clienti Acer –, un provvedimento adottato dal Comune di Comacchio. Stiamo parlando di morosità rilevanti per affitti e quote condominiali, situazione che andava avanti da diversi anni. Quando si arriva, malgrado tutto, allo sfratto, ci si prodiga in rete, per trovare una soluzione, sinora purtroppo mai accettata dal nucleo familiare in questione».
Tra le proposte messe in campo, oltre a un piano di rientro con la rateizzazione del debito accumulato negli anni, i Servizi sociali del Comune, in sinergia con il Centro per le famiglie, avevano esperito altri tentativi, volti a individuare un nuovo alloggio, «ma la famiglia non è stata collaborativa – puntualizza la dirigente Acer –; la contestazione della morosità e la decadenza non sono mai una soluzione dell’ultima ora, questo sia ben chiaro».
Per fortuna, la svolta nella tarda mattinata di ieri, dopo un sopralluogo congiunto, compiuto dalla stessa Molossi con funzionari dei Servizi sociali e con i carabinieri della stazione di Comacchio. L’alloggio è stato riaperto, per consentire a Buzzi di recuperare farmaci e indumenti, mentre un privato ha messo a disposizione della famiglia sfrattata un alloggio in Poderale Cappuccini. «Finalmente la situazione si è sbloccata – ammette Buzzi –; i Servizi sociali hanno trovato un appartamento libero, che sarà pronto tra una settimana. Nel frattempo, ho accettato di dormire a casa di un mio amico e non lo farò più in strada con i miei tre cani. Questa mattina sono riuscito a recuperare tutte le mie medicine e i vestiti. Ringrazio, perché ho visto buona volontà per aiutarmi».
Katia Romagnoli
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