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Ferrara. Ristoranti, bar, pizzerie: «Da zero a due ispezioni sull’uso del Green pass». I clienti: qui lo controllano

La “Nuova” ha contattato una ventina di locali del centro storico. Segnalati gli accessi di Finanza e Nas. Esercenti meno ligi nel forese 

FERRARA. Zero, una o due volte. Sono le tre risposte avute da una ventina di ristoratori del centro storico di Ferrara alla domanda: «Dalla scorsa estate quante volte avete ricevuto un’ispezione da parte delle autorità preposte a verificare la richiesta del Green Pass nei locali pubblici?». Due terzi dei commercianti contattati dal giornale hanno dichiarato di non aver «mai subìto», negli ultimi cento giorni, questo tipo di accesso da parte delle forze dell’ordine; in quattro casi è stato indicato 1 solo ingresso, 2 in altri due casi.

Questi i locali interpellati: Leon D’Oro, Cusina e Butega, Pappare, Pizza cozze e babà, Noemi, La Romantica, Cappelli, Osteria degli angeli, Ostinato, Estebar, Osteria degli Adelardi, Al Brindisi, Gatto Bianco 1968,The Lab, Hostaria Savonarola, Giori, Ten, Slurp, Chocolat. Il campione consultato dal giornale è certamente ristretto ma il ritmo delle ispezioni – stando ai numeri riportati – appare piuttosto diradato. Evidentemente, però, è sufficiente a spingere una buona parte degli esercenti del settore, almeno in centro, a non lasciare troppi pertugi aperti per chi – volendo ignorare le misure di prevenzione e precauzione contro la pandemia – reclama lo stesso trattamento di chi si è vaccinato o ha fatto il tampone e contesta la legge. Inutile sottolineare che tra i ristoratori c’è anche chi sulle piattaforme delle recensioni riceve commenti come questo: «In quel posto nessuno ci ha chiesto il Green pass». Si tratta però di commenti non frequenti e occorre fare la tara alla buona fede dell’interlocutore.


Esercenti e clienti

Per testimonianza diretta di chi scrive qualche locale che non lo chiede (o non lo ha chiesto in un determinato giorno) c’è, soprattutto nel forese. E può capitare che l’esercente non lo controlli pur se sollecitato a farlo. Non tutti i ristoratori, inoltre, sono convinti che l’applicazione della norma dell’accesso con Green pass aiuti gli affari. Ma è bene ricordare – e diversi clienti di ristoranti, pizzerie e bar contattati ieri dal giornale in centro storico lo hanno confermato – funziona anche la regola opposta: tanti avventori dicono con tono deciso «non entro più nei locali dove non lo chiedono».

Molti clienti a caccia della trattoria per il pranzo interpellati ieri hanno ribadito che negli ultimi mesi «il Green pass a noi lo hanno chiesto dappertutto». Le ispezioni comunicate al giornale sono state di Finanza e Carabinieri (in qualche caso indicati come Nas, la sigla del nucleo specializzato dell’Arma per l’attività di verifica sugli alimenti e in ambito sanitario). «Gli operatori del Nas erano vestiti in borghese – racconta il titolare di una delle attività interpellate – e si sono qualificati dopo aver visto che i camerieri chiedevano di esibire il documento a tutti i clienti che si sedevano al tavolo». Una delle cameriere mostra il lettore nel taschino: «Qui siamo fiscali – prosegue il titolare – non vogliamo far rischiare i nostri clienti nè vogliamo rischiare noi». Non sempre però la richiesta di mostrare il Green pass è ben accolta: qualcuno storce il naso e reclama. «Un signore, che non voleva mostrare il lasciapassare mi ha detto “Ora chiamo la polizia” – ricorda un ristoratore – Gli ho risposto che se restava dentro il locale l’avrei chiamata io».

Non scarseggiano gli aneddoti. Una ristoratrice racconta di aver ricevuto una richiesta “cumulativa”: «Siamo in due, io e mio marito, possiamo entrare con un pass solo?». Poi ci sono i “globe trotter”: «Ho girato tutta l’Italia ma solo voi avete chiesto....» oppure il contrario, prosegue l’esercente: «Ho girato tutta l’Italia, complimenti perché voi lo chiedete».

Un collega aggiunge: «Chi protesta qui, in genere ha due motivazioni. O considera il controllo un sopruso, ma sono pochissimi, o ci dice che nel locale, in un certo momento, c’è troppa ressa. Oggi è tutto complicato». Numerosi ristoratori spiegano che, da quando la temperatura esterna si è abbassata, rispondono no alle richieste di chi chiede di essere servito fuori. Matteo Musacci, presidente provinciale Fipe Confcommercio, è laconico: «Non ci sono state segnalate al momento particolari problematiche sia nei confronti dei clienti che degli stessi ristoratori. Aggiungo che, come Fipe, siamo impegnati nella collaborazione con le forze dell’ordine e siamo i primi a chiedere attente verifiche perché solo il rispetto del Green Pass rappresenta lo strumento per uscire dall’emergenza sanitaria».

Gi.Ca.

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