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Poggio Renatico, il futuro a biometano: c’è il via libera di Arpae

Lo scopo è produrre energia  da immettere nella rete Snam sulla base di scarti agricoli. Investimento di 8 milioni di euro e lavori da iniziare entro un anno

POGGIO RENATICO. È più vicina la produzione di energia da biometano a Poggio Renatico. Arpae, l’agenzia regionale di protezione ambientale, ha concesso il via libera al progetto di costruzione e di messa in opera di una centrale alimentata con scarti agricoli, accogliendo la richiesta presentata dall’azienda veronese Smart Green Energy nella scorsa primavera.

L’obiettivo è quello di inserirsi nel filone della produzione di energia “verde” per mezzo di un salto di qualità, un upgrading come dicono i tecnici, rispetto alla tecnica utilizzata dagli impianti a biogas, già molto diffusi sul territorio. Il costo dell’investimento sfiora gli 8 milioni di euro. Ma dove andrebbe convogliato il biometano prodotto? Nella rete gas di Snam, che proprio a Poggio Renatico può contare su uno dei suoi undici impianti di compressione dislocati sul territorio nazionale.


IL FUNZIONAMENTO

L’impianto potrebbe essere costruito su un terreno lungo la provinciale 8 per il quale Smart Green Energy ha stipulato un contratto preliminare di compravendita. L’intenzione è la generazione di biometano trasformando prodotti e sottoprodotti agricoli, oltre che da reflui zootecnici, per una quantità di biomassa da destinare alla fermentazione anaerobica stimata in circa 37.300 tonnellate annue, finalizzata a un capacità produttiva di 4.495.947,45 Smc ogni anno, dove Smc sta per Standard metro cubo di gas metano, unità di misura che equivale a 10,69 kWh.

OK E PRESCRIZIONI

Di recente si è conclusa la conferenza dei servizi (coinvolti tra l’altro Arpae, Consorzio di Bonifica, Prefettura, Vigili del fuoco, Asl, Provincia e Comune di Poggio Renatico) che ha dato il nulla osta unitamente a una serie di prescrizioni ambientali e di sicurezza. L’inizio dei lavori dovrà avvenire entro un anno e la loro chiusura entro tre. In precedenza l’azienda è chiamata a corrispondere una fidejussione bancaria o assicurativa pari a circa 300mila euro da varsare ad Arpae, a garanzia della esecuzione degli interventi di dismissione e delle opere di ripristino.

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